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Quelli che vogliono fare la Terza guerra mondiale – Lizard graphic journalism

Momento più che propizio per far ritornare nelle librerie Pyongyang, una delle guide a fumetti del disegnatore Guy Delisle, pubblicata già qualche anno fa da Fusi Orari – l’inattiva casa editrice del mensile Internazionale -, i cui diritti sono stati acquisiti ora da Rizzoli Lizard. Pyongyang è, infatti, la capitale della Nord Corea che, nella figura del suo nuovo “imperatore” Kim Jong-un, sta cercando di spaventare il mondo con minacce di attacchi missilistici e nucleari.

Kim Jong-un è il figlio del recentemente defunto Kim Jong-Il reggente il Paese all’epoca della visita di Delisle che appena sceso dalla scaletta dell’aereo ebbe modo di saggiare le stranezze e le assurdità di una nazione da considerare “fuori dalla storia”, quasi sospesa in un’altra dimensione temporale. Per prima cosa, Delisle fu costretto ad omaggiare la statua di Kim Il-Sung, nonno di Kim Jong-un, una delle più grandi al mondo e dominante l’intera città. Kim Il-Sung, infatti, è ancora oggi adorato come un dio, sebbene la guida del Paese sia stata ormai presa dal giovanissimo nipote.

Chi conosce già l’opera di Guy Delisle sa benissimo che le sue non sono certo guide turistiche, bensì suggestivi ed appassionati reportage storico-sociali in forma di fumetto che hanno avuto anche il merito di promuovere l’ascesa del ribattezzato “graphic journalism”.

Anche in questo caso, il fumettistia di origine canadese, rielaborando le esperienze quotidiane nella veste di turista-esploratore, riesce a inquadrare e descrivere l’anima e la visione del popolo che incontra. Sebbene nemmeno lui possa riuscire ad individuare il probabile e sottile confine fra la devozione autentica al regime e quella recitata indispensabile ad evitare qualsiasi rischio di sanzioni e punizioni estreme.

Le uniche immagini relative al lancio di missili, agli esperimenti nucleari, alle imponenti parate militari che giungono in Occidente, infatti, non profilano “solamente” un nuovo e pericoloso nemico, ma svelano, seppur indirettamente, la condizione di un popolo soggiogato ai deliri e capricci di una folle dinastia dittatoriale.

Pyongyang è una città senza illuminazione stradale notturna, dove la domenica è vietato guidare autoveicoli, dove nessun occidentale può circolare senza una guida, dove la ginnastica nazionale è camminare all’indietro. Ma dove, soprattutto, come nel resto della Corea del Nord, si vive di stenti, dato che i folli al potere preferiscono investire negli armamenti militari, piuttosto che nello sviluppo sociale.

Come può osservare direttamente Delisle, il resto delle risorse viene impiegato nelle attività propagandistiche e di venerazione per Kim Jong-un e i suoi antenati. Tanto che ogni cittadino deve garantire settimanalmente delle ore di volontariato per l’esercitazione militare e l’organizzazione dei numerosi eventi celebrativi. Mentre gli aiuti alimentari internazionali vengono distribuiti solo a chi è fedele o utile al regime e utilizzati quindi come arma politica…Inutile aggiungere che ogni informazione è controllata da una censura rigidissima.

Guy Delisle è riuscito, ancora una volta, a catapultarci, attraverso il chiaroscuro dei suoi fumetti, in questi angoli del mondo che ci appaiono così lontani, guidandoci in un viaggio che non risulta nemmeno troppo stancante grazie alla vena ironica che irrora il suo racconto, a differenza di tanti altri saggi che trattano gli stessi argomenti.

Il talento che Delisle esprime con la matita, oltre alla tecnica grafica, sta nel trovare, nei confronti di ciò che ci vuole raccontare, la combinazione giusta fra distacco e partecipazione: il distacco serve per trasmettere un’analisi critica e lucida di ciò che osserva, la partecipazione, attraverso un rapporto affettuoso e sincero con le persone e le situazioni che incontra nei suoi viaggi, serve a rendere complice il lettore della sua esperienza in modo da non percepirlo come appartenente ad una elite distaccata di scrittore ed intellettuali.

I protagonisti dei suoi racconti non sono se stesso e le sue vicende personali, bensì i contesti socioculturali in cui si svolgono. Delisle ha la capacità di utilizzare una buona dose di umiltà per ritrarsi come una persona comune o un turista attento che cerca di decifrare tutte le “stranezze” e le particolarità di un mondo che conosce per la prima volta, creando quindi un solido legame di complicità col lettore.