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Quale futuro per Hamas?

Il Movimento di Resistenza islamico, meglio conosciuto con l’acronimo Hamas, è stato al centro di crescente attenzione in anni recenti sia da parte del mondo accademico e giornalistico che di quello politico. Una serie innumerevole di studi e di dibattiti hanno analizzato tematiche che vanno dalle origini stesse del movimento alla sua ideologia e modalità di azione, dall’evoluzione dei suoi rapporti con l’occidente, Israele e il Movimento per la Liberazione della Palestina (Fatah), ai risultati conseguiti come attore politico.

Questa attenzione, quasi morbosa, ha avuto un carattere ciclico: dopo un periodo di parziale oblio, Hamas è ritornata prepotentemente nell’occhio del ciclone, questa volta in seguito agli eventi di Gaza del dicembre 2008/gennaio 2009. Eventi che hanno agito da catalizzatori di cambiamenti di ampia portata nel modo in cui Hamas viene vista sia all’interno che all’esterno della Palestina. Tale complessità emerge anche dal libro di Paola Caridi, giornalista e scrittrice, autrice di Hamas. Che cos’è e cosa vuole il movimento radicale palestinese pubblicato da Giangiacomo Feltrinelli nel marzo 2009. La Caridi, che con Arabi Invisibili ha vinto il Premio Capalbio nel 2007, vive in Medio Oriente ormai da molti anni, in particolare a Gerusalemme, e da quel punto di osservazione privilegiato ha seguito tutti i principali eventi che hanno avuto luogo nella regione, dando costante testimonianza, in particolare, delle dinamiche del conflitto israelo-palestinese.

Il racconto della Caridi non si limita a fornire dettagli sulle origini, la struttura e l’ideologia di Hamas, ma scava ben oltre la superficie per offrire ai lettori un’analisi puntuale e rigorosa del movimento nelle sue molteplici dimensioni. Il risultato è una sintesi critica della letteratura su Hamas emersa fino ad oggi, arricchita da informazioni inedite che derivano dalle numerose interviste effettuate dall’autrice a leader, rappresentanti e simpatizzanti di Hamas, sia all’interno che all’esterno della Palestina.

L’analisi cerca di mettere in luce le ragioni per le quali Hamas non può essere considerata un’organizzazione terroristica, come viene spesso descritta, bensì un movimento politico che va studiato in quanto tale. Questo elemento, dice la Caridi, può venir compreso solamente prendendo in considerazione l’evoluzione dinamica e la complessità della sua storia a partire dal suo emergere nella Striscia di Gaza all’indomani dello scoppio della Prima Intifada, nel 1987. Anche la diretta affiliazione con la Fratellanza Musulmana egiziana ha giocato un ruolo fondamentale nel determinare i primi passi del movimento. I passaggi cruciali dell’evoluzione di Hamas, presentati con dovizia di particolari dalla Caridi, rivelano l’esistenza di una leadership a tre teste. Questa leadership è in parte distribuita tra l’interno e l’esterno della Palestina e in parte – ma in alcuni casi con un peso preponderante in termini di potere decisionale – rinchiusa nelle prigioni israeliane.

L’analisi dell’ideologia e delle strategie di Hamas evidenzia il carattere fortemente dinamico dell’organizzazione, che è alla base della sua capacità di adattamento e di evoluzione. Il profilo di Hamas che emerge dal libro della Caridi è dunque quello di un movimento profondamente radicato nei campi profughi della Striscia di Gaza e nell’elettorato popolare, che fin dalle sue origini ha fatto del legame con il territorio e con le condizioni di vita della popolazione uno dei principali temi della propria propaganda, nonché uno degli elementi di differenza e di forza rispetto ai gruppi rivali dello schieramento palestinese, Fatah in primis.

Secondo la Caridi Hamas ha tentato in tutti i modi di evolvere cercando di dare una risposta alle pressioni e ai bisogni determinati dai mutati rapporti di forza sul territorio. Il punto massimo di questa evoluzione, sottolinea la Caridi, è rappresentato dal pragmatismo che ha caratterizzato l’azione di Hamas in anni recenti, raggiunto al prezzo di aspre contestazioni e divisioni interne. Pragmatismo che è culminato nella decisione di abbandonare la lotta armata quale unico mezzo per la liberazione della Palestina, partecipando più attivamente alla vita politica e contribuendo alla gestione di quello che potrebbe diventare lo Stato Palestinese. Questa scelta “partecipativa” è il punto di arrivo di una lunga stagione di dibattito interno sulle strategie della resistenza e di rimescolamento delle posizioni di potere tra le ali militari e civili del movimento. Il capitolo più recente di questa storia, caratterizzato dai limiti e dalle opportunità che derivano dal conflitto in corso con Isreale, dalle relazioni problematiche con l’occidente e dall’emergere di possibili segnali di malcontento tra la popolazione di Gaza è tuttavia ancora da scrivere.

La varietà di testimonianze dirette costituisce un valore aggiunto del libro della Caridi rispetto a molti altri scritti sullo stesso argomento. Ma il suo maggior pregio è nel tentativo di non fornire risposte univoche e definitive, bensì di sollevare ulteriori domande accompagnate da riflessioni né di condanna, né di sostegno ad Hamas. Lo stile del libro è coinvolgente e chiaro anche per il lettore meno esperto di questioni mediorientali. Questo equilibrio tra la precisione dell’inquadramento storico-politico e l’attenzione per gli aspetti umani poteva essere raggiunto solo da una giornalista che all’analisi ha saputo aggiungere la forza della testimonianza diretta.

Paola Caridi, Hamas. Che cos’è e cosa vuole il movimento radicale palestinese, Giangiacomo Feltrinelli Editore Milano, 2009.

Silvia Colombo è assistente alla ricerca dell’Istituto Affari Internazionali