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Potere e media, un secolo di complicità

Il Grande Comunicatore che ha segnato la politica italiana nella II Repubblica, Silvio Berlusconi, non ha certo inventato un nuovo modo di fare politica tramite l’immagine e gli annunci: piuttosto, s’è issato come un nano sulle spalle di giganti tipo Roosevelt, De Gaulle, Kennedy o la Thatcher, che, molto prima di lui, erano entrati nella storia anche per il modo con cui avevano saputo utilizzare i mezzi di comunicazione di massa loro disponibili per influenzare l’opinione pubblica.

Francesca Anania, docente di Storia del giornalismo e Storia delle comunicazioni di massa all’Università della Tuscia, ha scritto per Carocci Editore un libro che illustra questi processi dall’età liberale ai primi Anni Novanta, in pratica fino all’arrivo in scena proprio di Berlusconi.

“Potere politico e mass media. Da Giolitti a Berlusconi”, un volume inserito nella collana Studi Superiori, ripercorre oltre un secolo di storia italiana con questa chiave precisa, evidenziando analogie e differenze con altre esperienze europee e, soprattutto, con quelle americane. Ma la relazione tra mezzi di comunicazione di massa e politica nasce con i mass media: il potere ha sempre tentato d’utilizzare la stampa, giornali, radio, tv, ora internet, per informare i cittadini e anche per condizionarli a suo favore.

La Anania parte da Giolitti e dalla Grande Guerra, quando la comunicazione politica, essenzialmente affidata alla stampa scritta, spesso si confonde, specie nel periodo bellico, con la propaganda. L’affermazione del fascismo determina, poi, la completa fusione tra i due aspetti: la costruzione del “mito del Duce” diventa lo scopo principale della comunicazione di regime. E il dialogo con le masse si riduce ai boati con cui le piazze fanno eco delle roboanti parole del leader e dei gerarchi.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, la commistione tra comunicazione e propaganda non è propria solo dei totalitarismo. Ma, dopo la fine del conflitto, la diffusione della televisione esalta la consapevolezza del nuovo potenziale della comunicazione politica. Nella scia dell’America, pure in Europa e in Italia, a partire dagli Anni Cinquanta “le relazioni pubbliche divengono protagoniste sul mercato politico ed economico”.

Gli Anni Sessanta e Settanta approfondiscono e completano il cambiamento. Le campagne elettorali non possono più fare a meno della pubblicità, imparano a servirsi della televisione e l’immagine diventa sempre più importante della parola, finché le radio libere non provano a rovesciare la situazione – siamo, in Italia, alla metà degli Anni Settanta.

La comunicazione politica è ormai affermata e dilagante, al punto da richiedere una normativa che ne regoli l’uso, o che almeno tenti di farlo. L’Anania arriva così fino agli Anni Novanta, quando, appunto, l’entrata in scena di Berlusconi modifica nuovamente il panorama: le campagne elettorali sono “semplici eventi mediali al pari di altri importanti eventi nazionali e internazionali”.

Il racconto dell’autrice ci conduce, quindi, fin sulla soglia di un nuovo snodo, l’avvento di internet, che, negli ultimi vent’anni, e soprattutto nella stagione interattiva del 2.0, ha innescato la grande mutazione della comunicazione politica. E il volume già si propone per un nuovo capitolo, che certo arriverà quando i cambiamenti multimediali avranno la profondità necessaria per essere analizzati con l’occhio dello storico.

Francesca Anania, Potere politico e mass media. Da Giolitti a Berlusconi, Carocci Editore, 185 pagg., 15 euro.