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Popolo chi?, una ricerca di Bertuzzi/Caciagli/Caruso

‘Popolo chi?’, di Niccolò Bertuzzi, Carlotta Caciagli e Loris Caruso, Ediesse 2019

Parola alle ‘classi popolari’: nel lavoro di ricercaPopolo chi?’ viene indagata in profondità, attraverso 60 interviste, la fisionomia delle periferie di Milano, Firenze, Roma e Cosenza, e il rapporto degli intervistati con la politica, i media e l’informazione.

Popolo chi?E’ un libro che dà conto – come scrive Nadia Urbinati nella prefazione – “della scollatura tra il popolo (soprattutto le classi socio-economiche meno forti) e le istituzioni politiche, del divorzio tra partecipazione e decisione”. A essere interpellati sono state  persone a reddito basso o medio-basso, con lavori precari o poco qualificati, non laureati, residenti in case popolari o in quartieri adiacenti.

Diversi i rilievi emersi dallo studio, ideato dalla rete nazionale di ricercatori e attivisti ‘Cantiere delle idee’. Tra questi: una forte richiesta di maggior presenza dello Stato, a cui si domanda la ricostituzione d’una vita civile con più cooperazione e meno disuguaglianze; il lavoro assente o poco remunerativo vissuto come emergenza nazionale (insieme a problemi come la casa o la sicurezza), e nello stesso tempo la percezione del carattere privato del proprio disagio professionale; la nostalgia di una politica efficace pur in presenza di una sostanziale tenuta di fiducia nella democrazia; la richiesta di una maggiore autorevolezza rivolta ai politici; l’inclinazione a votare soprattutto ‘contro’ qualcosa o qualcuno; l’immigrazione, molto presente nei media, ma poco esperita nella realtà quotidiana, percepita soprattutto come fattore di accrescimento della propria insicurezza economica; la domanda di maggiori forme di appartenenza e solidarietà; il potere collocato soprattutto nella sfera economica; il bisogno di idee forti con cui far fronte alla paura del cambiamento; l’emergere di un “senso comune progressista” dettato dalla sostanziale sfiducia della bontà di una privatizzazione dei servizi pubblici.

In questo quadro, se le istituzioni, secondo gli intervistati, “devono proteggere da un sistema di relazioni sociali regredito alla forma dello stato di natura”, la sinistra appare identificata sostanzialmente con il Pd e risulta pressoché assente nella loro vita nel loro territorio. I politici vengono infine percepiti come ‘privilegiati’ come anche gli immigrati, “in uno strano mix che identifica queste due categorie come accomunate dall’opposizione rispetto al ‘popolo’, dovuta alla possibilità di usufruire di benefit e servizi che al popolo sono negati”.

Un volume che fotografa uno “spaccato sociale – ancora la Urbinati – di quel che è l’esito di un percorso che da una cittadinanza integrata è progressivamente andato verso la segregazione delle sue parti”. A firmare il volume sono anche Francesco Campolongo, Riccardo Emilio Chesta, Lorenzo Cini, Michele Sorice, Valeria Tarditi, Tommaso Vitale, Davide Vittori.

Elena Paparelli