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Percorso “vivo” tra Occidente e Oriente

Un viaggio apparentemente senza meta, che parte da una curiosa scoperta al Cimitero cattolico di Roma e a Roma si conclude, con una riflessione sui principi dell’Oriente e sui valori dell’Umanesimo. Così Fabrizio Petri, diplomatico e scrittore, intrecciando le storie dei poeti della beat generation, la psicologia del profondo di Jung e le origini della religiosità indiana disegna, nel suo ‘Karma Aperto’, un percorso “vivo” tra Occidente e Oriente, che invita a riflettere su quanto le reciproche influenze (spirituali e non) tra questi due mondi abbiano contribuito a delineare alcune caratteristiche fondamentali delle società odierne.

Inconscio e non violenza
Il cammino di Karma Aperto prende le mosse dall’avventura dalla controcultura americana – in particolare dall’ammirazione di tutti gli esponenti della beat generation verso i poeti inglesi del periodo romantico, Shelley in primis – per addentrarsi poi, come in una sorta di spirale, tra Stati Uniti, India ed Europa, in una profonda analisi di alcune dinamiche della realtà globale contemporanea, attraverso storie, racconti, dialoghi e perfino un curioso excursus sulla nascita del web e della moderna società in Rete.

Cos’è, dunque, che lega i poeti della beat generation, la psicologia occidentale e la spiritualità orientale? Il percorso delineato da Petri ruota attorno a questo intreccio e si focalizza, nello specifico, su due questioni che da tempo ricalcano lo scambio tra Oriente e Occidente: il ruolo dell’inconscio e la dottrina della non violenza. È qui che l’autore individua i principali punti di contatto tra le due culture, partendo da quanto le tradizioni filosofiche indiane abbiano contribuito a far sviluppare quella branca della psicologia, che è conosciuta come ‘psicologia del profondo’, legata al nome di Jung, che dopo la rottura con Freud, si avvicinò alle culture orientali.

Gli influssi delle scuole di pensiero indiane sulla teoria dell’inconscio di Jung, avverte Petri – ed è qui che sono chiamati in ballo Ginsberg e colleghi – vanno letti ed interpretati attraverso il pensiero dei poeti statunitensi della beat generation, capaci di sviluppare un rapporto con le dottrine orientali per certi versi affine a quello dello psicologo svizzero.

Interdipendenze
In più, secondo l’autore, i rapporti tra spiritualità orientale e teorie dell’inconscio consentono, grazie al parallelismo con alcuni aspetti della corrente tantrica, di avviare una riflessione sulla dimensione affettiva, ovvero su quel principio della non-violenza che con Mahatama Gandhi oltrepassò l’alveo del pensiero tradizionale indiano per diventare strumento politico e valore civico di primaria grandezza.

Anche questo aspetto avvicina l’Oriente ai poeti della beat generation e non solamente perché Ginsberg, uno dei suoi maggiori esponenti, diventò cultore della non-violenza, rifacendosi proprio alle dottrine indiane, ma anche perché, insieme ai suoi colleghi, fu a tutti gli effetti tra i primi catalizzatori di un più generale interesse verso alcuni valori umanistici delle tradizioni orientali, valori che hanno così potuto esercitare una notevole influenza anche in Occidente.

Su questo cammino di interazione tra i principi della nonviolenza gandhiana e la psicologia di matrice junghiana, Petri svela al lettore la prospettiva di società sempre più aperte, in cui sarà possibile vivere nel segno di ‘Karma Aperto’, sottolineando l’importanza di cogliere le potenzialità insite in queste molteplici interdipendenze.

Fabrizio Petri, Karma aperto, Moretti & Vitali, Bergamo, 2012.

Stefania Cicco svolge uno stage nel settore comunicazione dello IAI.