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Organizzazione globale contro il terrorismo

Le Nazioni Unite sono impegnate nella lotta al terrorismo internazionale da più di 30 anni. Gli strumenti adottati consistono in risoluzioni dell’Assemblea Generale (AG) e del Consiglio di sicurezza (Cds), nonché nella predisposizione di convenzioni internazionali. Finora, sono state adottate 13 Convenzioni a livello settoriale, su iniziativa delle Nazioni Unite o di altre organizzazioni internazionali. Le ultime due convenzioni, concluse nel 2005, hanno per oggetto il terrorismo nucleare e un protocollo di emendamento alla Convenzione del 1988 sul terrorismo marittimo. Altre convenzioni sono state adottate a livello regionale, ad esempio nel quadro del Consiglio d’Europa.

Non si è finora riusciti a concludere una Convenzione globale contro il terrorismo internazionale. Il relativo progetto è quasi ultimato, ma mancano due importanti questioni da risolvere: la definizione di terrorismo internazionale e lo status delle lotte per l’autodeterminazione, se cioè esse siano da considerare atti di terrorismo o di legittima belligeranza.

Al dibattito in corso sui rimedi giuridici per combattere il terrorismo internazionale, ha dato un contributo lo studio di Alistair Millar e Eric Rosand, che è un rapporto sponsorizzato dalla Century Foundation. I due autori sono esperti della materia; tra l’altro Rosand ha avuto una posizione rilevante nell’Ufficio del Coordinatore antiterrorismo del Dipartimento di Stato Usa, prima di raggiungere, come senior fellow, il Center on Global Counter-Terrorism Cooperation, un think tank americano.

Nella letteratura ormai considerevole sul terrorismo internazionale, il libretto che qui si recensisce non ha un grande valore scientifico. Ma potrebbe averlo sotto il profilo operativo, poiché i due autori intendono, mediante una serie di incontri negli Stati Uniti e nelle capitali europee, propagandare le loro soluzioni, nella speranza che esse ricevano una positiva accoglienza e siano tradotte, nel giro di un paio d’anni, in pratica. Eventualità che deve essere attentamente soppesata.

Tralasciando le critiche agli attuali strumenti a disposizione della comunità internazionale, in linea di principio condivisibili, l’idea prospettata dagli autori consiste nella creazione di un’Organizzazione internazionale contro il terrorismo (Global Counterterrorism Organization: GCO). Si tratterebbe non di una ONG (organizzazione non governativa), ma di un’organizzazione internazionale di tipo classico, cioè un ente fondato su un trattato internazionale, che annovera tra i propri membri gli Stati, con una struttura istituzionale ed un bilancio.

L’idea è sicuramente originale, ma la sua utilità nella lotta al terrorismo internazionale è tutta da verificare. Innanzitutto, occorrerebbe esaminare se la futura organizzazione nascerebbe come un’organizzazione potenzialmente universale oppure sarebbe confinata a vivacchiare tra gli Stati occidentali, i quali già dispongono di forme di cooperazione molto avanzate. In secondo luogo, sarebbe necessario individuare il foro appropriato per la conclusione del trattato istitutivo della GCO. L’AG è certamente il foro più democratico e rappresentativo, ma dubito che sia quello più adatto per la conclusione di un trattato del genere in tempi solleciti.

Tra l’altro, il trattato non potrebbe avere per oggetto solo la creazione delle istituzioni, ma dovrebbe occuparsi anche di disposizioni di natura sostanziale, quali l’annosa questione della definizione di terrorismo internazionale. In terzo luogo andrebbero definiti i poteri e le funzioni della GCO: o questa si limita a servire da mero supporto tecnico agli Stati, oppure essa sarebbe dotata di funzioni più incisive, quali l’individuazione dei terroristi, la compilazione di liste nere (attualmente di competenza del CTC (Counter-terrorism Committee) del Cds, e altre misure che necessariamente toccano le libertà individuali. Ma in questo secondo caso le potenzialità di conflitto con gli attuali strumenti a protezione dei diritti umani sono di tutta evidenza. Per non parlare poi dell’attribuzione alla GCO di poteri ispettivi nei territori degli Stati membri, che sollevano delicati problemi di sovranità.

In conclusione, l’idea della creazione di una GCO è interessante. Resta da verificare se la sua traduzione a livello operativo sia fattibile e se essa sia politicamente accettabile. Qualora la proposta dei due autori dovesse trovare un minimo di accoglienza, sarà opportuno ritornare sull’argomento per un discorso più approfondito.

Alistair Millar and Eric Rosand, Allied against Terrorism. What’s Needed to Strengthen Worldwide Commitment, A Century Foundation Report, The Century Foundation Press, New York, 2006