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Napoleone il comunicatore: avere nel tascapane la penna di comando

Napoleone il comunicatore: avere nel tascapane la penna di comandoLa mano sul petto, il cappello a feluca, l’espressione fiera a cavallo. E poi le campagne vittoriose, la sfarzosa incoronazione, la sconfitta, l’Elba, il ritorno, Waterloo, l’esilio sull’isola di Sant’Elena. Tutti sanno chi è Napoleone Bonaparte, l’uomo di cui ‘il fulmine tenea dietro al baleno’ – Manzoni, il 5 Maggio.

Ma un lato di questo personaggio storico è stato finora poco approfondito: si tratta delle sue doti di comunicatore, così attuali oggi che per i leader politici la comunicazione è diventata imprescindibile. Di lui si direbbe che aveva nel tascapane non solo il bastone di comando di ogni suo ufficiale, ma anche la ‘penna di comando’ del grande affabulatore: oggi i suoi tweets andrebbero dal Manzanarre al Reno più efficaci delle sue armate.

A riempire questo spazio di ricerca e d’analisi ha provveduto Roberto Race, giornalista e consulente in comunicazione e public affairs, che ha scritto per Egea “Napoleone il comunicatore. Passare alla storia e non solo con le armi”. Il volume non trascura la narrazione storica, ma la ripercorre con un piglio innovativo perché, come dice l’autore, Napoleone “riuscì a vendere la sua immagine. La comunicazione per lui ricopriva un ruolo chiave”: la sua attenzione per essa preconizzava le tesi del Project Management Institute, secondo cui il 90 percento dell’attività di un project manager si risolve nel comunicare.

Si va così dai rapporti con il Direttorio alla costruzione dell’immagine personale, dalle campagne di Egitto e Russia alla battaglia di Austerlitz, fino alle disfatte di Lipsia e Waterloo. Race arricchisce il racconto approfondendo un aspetto peculiare dell’imperatore francese. Parla di “guerra di comunicazione”, “creazione del consenso”, “matrimonio mediatico”, “strumentalizzazione della stampa”: il paragone con i leader politici e industriali odierni nasce spontaneo, tanto che anche l’autore ha riconosciuto che questo Napoleone “fa riflettere e può fornirci anche qualche prezioso insegnamento. Il sapiente utilizzo che fa dell’opinione pubblica, un concetto-categoria che, se non inventata, sicuramente si consolida con lui, dimostra che un leader può vendere la sua immagine, con gli strumenti e le opportunità consentite dalla sua epoca”.

Nel volume non mancano i riferimenti alla produzione editoriale di Napoleone, che culmina con il Memoriale di Sant’Elena, un “best seller ante litteram”, per cui l’Imperatore può essere considerato, nelle parole di Race, “l’unico grande perdente che ha riscritto la sua storia”. Senza contare, poi, tutte le biografie o i saggi che da duecento anni riempiono librerie e biblioteche.

Come si legge nella prefazione di Luigi Mascilli Migliorini, autore di una delle più importanti biografie sul Bonaparte, “sono tante le intuizioni napoleoniche che troveranno conferma, in diversi contesti, nella società del secolo successivo e ancora in questi primi decenni del nuovo millennio. Il comune denominatore è dato dalla sua enorme capacità evocativa, per cui tutto ha valenza di messaggio e richiama un uomo che, al tempo stesso, perpetua un’idea e diffonde una nuova pratica”. Roberto Race spiega con efficacia cause ed effetti di questo processo, in un libro che racconta con un occhio al giorno d’oggi una storia di due secoli or sono.

Roberto Race, Napoleone il comunicatore. Passare alla storia e non solo con le armi, Egea 2012, 144 pagg., 16 euro.

Eleonora Franceschini svolge uno stage nel settore comunicazione dello IAI.