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L’Italia e la politica internazionale

L’Annuario che qui si recensisce rappresenta il frutto di una collaborazione scientifica tra l’Istituto Affari Internazionali di Roma e l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale di Milano. Si tratta di una serie che è divenuta nel tempo una fonte rilevante per la conoscenza e l’interpretazione dei fatti internazionali.

Con le sue analisi e approfondimenti, anche la nuova edizione 2007 costituisce un utile strumento per chiunque voglia seguire le vicende della politica estera italiana e i correnti processi di internazionalizzazione.

Il nuovo volume si riferisce al 2006 con una trattazione divisa in quattro parti. La prima traccia le linee generali della perdurante crisi del sistema politico internazionale tra elementi di continuità e discontinuità. Particolarmente rilevanti sono le considerazioni in merito agli aspetti politici e soprattutto giuridici della guerra libanese, ai nuovi e preoccupanti sviluppi della proliferazione nucleare, oltre che alla crescente politicizzazione della dimensione religiosa nelle relazioni internazionali. In un tale contesto di conflitti politici, diplomatici e culturali, appropriate paiono allora le riflessioni sulla necessità di ripensare l’approccio agli affari internazionali, da parte tanto della principale potenza dell’attuale assetto mondiale quanto delle principali organizzazioni internazionali come la Nato o l’Unione Europea. Peraltro, un particolare sguardo è dato alle posizioni e iniziative di politica estera assunte dal nuovo governo italiano di centro-sinistra guidato da Prodi, alla luce di un recupero dell’ispirazione nettamente europeista sensibilmente differente dall’impostazione del precedente governo.

La seconda parte del volume è dedicata anzitutto allo stallo del processo politico dell’integrazione europea e alle prospettive di un suo superamento. In tal senso, la tabella elaborata dagli autori sullo stato delle procedure di ratifica del Trattato costituzionale a fine 2006 risulta utile per comprendere le critiche mosse alla strategia del “duplice approccio” e la profonda delusione per il Consiglio europeo di giugno, fino all’amara constatazione di una grave crisi di leadership europea e nazionale. Opportuno, quindi, il richiamo della posizione italiana delineata dal Ministro degli Esteri D’Alema sulla ricerca della salvaguardia del “cuore” del Trattato firmato nel 2004, posizione peraltro convergente con quella tedesca.

L’evoluzione del mercato europeo della difesa, su cui si concentra sempre la parte seconda, merita altresì un’attenta valutazione per il richiamo alle molteplici iniziative tese ad un’integrazione, ancora insoddisfacente, dei mercati della difesa. L’ambito in cui è più visibile una crescita dell’impegno europeo alla sicurezza riguarda le missioni di stabilizzazione, con una sensibile crescita numerica e del profilo degli interventi, esemplificata in un’appendice sul significativo contributo delle missioni italiane all’estero nel corso del 2006.

Oggetto di analisi della parte terza è, invece, l’economia internazionale nelle principali linee evolutive e negli aspetti istituzionali, con la difficile opera di adattamento del Fondo monetario internazionale, a sessant’anni dalla sua nascita, ed il futuro ancora più incerto del regime commerciale multilaterale, alla luce della sospensione del Doha Round di luglio.

Altri due temi al centro del dibattito europeo approfonditi in questa parte riguardano la sicurezza dell’approvvigionamento energetico ed il progressivo invecchiamento della popolazione con le connesse implicazioni sulla sostenibilità dei sistemi pensionistici. In particolare, per un corretto approccio alla questione energetica in ambito europeo, conveniente risulta l’individuazione degli elementi strutturali specifici dei mercati energetici europei, oltre che dei fattori connaturati alla fase di liberalizzazione dei mercati.

Nella parte quarta, il 2006 viene definito anno della disillusione a fronte del prolungamento dell’impasse iracheno e la ripresa dell’insurrezione in Afghanistan. Qui, l’intreccio di corruzione, violenze, produzione e traffico di droga, debolezza del governo centrale nelle province dominate dai signori della guerra, oltre al “ritorno” dei capi talebani, hanno condizionato pesantemente il paese e contrastato il dispiegamento delle truppe a guida Nato. Anche la degenerazione del conflitto israelo-palestinese è riscontrata dagli autori insieme alla constatazione di un’impossibilità de facto della formazione di uno stato palestinese sostenibile – a meno di una totale inversione di rotta da parte del governo israeliano, improbabile vista la mancanza di un’opposizione interna e di una reale mediazione internazionale. Al riguardo, dopo una breve descrizione della controversa situazione nei territori occupati, il suo rapido deteriorarsi viene scandito dall’analisi, rispettivamente, degli sviluppi interni israeliani e palestinesi. Così, per un verso, rilevano le critiche sulla politica di “disimpegno unilaterale” di Olmert, fedele alla strada aperta da Sharon, e sull’allargamento della coalizione di governo all’ala ultra-nazionalista, che non lasciano sperare in un rinnovamento di politica favorevole ad una reale apertura dei negoziati di pace. Per altro verso, rilevano le considerazioni sulla vittoria elettorale di Hamas, sul successivo boicottaggio internazionale e le sue ripercussioni tanto sulla popolazione quanto sull’irrigidimento delle posizioni di Hamas e di Fateh.

Sempre nell’ambito del conflitto israelo-palestinese, merita attenzione la scheda sulla sentenza della Corte suprema di Israele sulle “uccisioni mirate”. Affrontando la questione della liceità di tale politica, la Corte ha sostenuto che l’uccisione di sospetti terroristi da parte delle forze israeliane debba esser valutata caso per caso, non potendo esser considerata a priori sempre contraria al diritto internazionale. La scheda mette in luce la densità dell’argomentazione giuridica utilizzata dalla Corte, compresi i quattro criteri individuati per orientare caso per caso la decisione sulla liceità o meno di simili uccisioni, nonché l’interpretazione delle nozioni di “partecipazione diretta alle ostilità” e “durata della partecipazione”.

Nell’ambito degli altri principali teatri di crisi specificatamente analizzati in questa ultima parte del volume, è di particolare interesse quello relativo al Sudan e alle ambiguità internazionali che caratterizzano il lento processo di pace nella regione occidentale del Darfur, fra le tattiche dilatorie del Governo di Karthoum e una cautela delle Nazioni Unite da molti giudicata eccessiva fino all’arrendevolezza. L’analisi della crisi viene opportunamente connessa dall’autore alla constatazione che il carattere strumentale delle relazioni fra Karthoum e il Sud – per via del controllo sul petrolio e sull’acqua in vista della secessione – si ripercuote in maniera inversamente proporzionale sui rapporti con le altre due periferie estreme sudanesi. Infatti, è l’emarginazione politico-economica a sostenere il rivendicazionismo del Darfur e dell’Est, che tendono a percepire la distensione nelle relazioni tra la capitale e il Sud come minaccia di ulteriore esclusione. Al fine di cogliere tutti i possibili risvolti della crisi umanitaria in atto, meritano una riflessione anche i collegamenti conflittuali evidenziati fra Darfur, Ciad e Repubblica Centrafricana.

Peraltro, a rendere più agevole la comprensione dell’evoluzione di tutti i contesti via via analizzati, è l’inserimento, a conclusione del volume, della cronologia tanto della politica estera italiana quanto dei principali eventi europei ed internazionali. Aspetto formale rilevante e non scontato in pubblicazioni di tal genere.

>>L’Italia e la politica internazionale, Edizione 2007, a cura di Alessandro Colombo e Natalino ronzitti, Il Mulino, Bologna, 2007, pp. 332, euro 27,00