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L’Europa tra Nord e Sud del mondo

Sullo sfondo della lunga transizione economica e politica degli anni Settanta, questa ampia, articolata ricerca storica ripercorre i vari tentativi di collegare la ridefinizione della collocazione internazionale dell’Europa occidentale, e della stessa integrazione europea, ad una “trasformazione cooperativa dell’economia” mondiale (p. 6) tesa a instaurare un effettivo dialogo Nord-Sud e incanalare le dinamiche di mercato in direzione di una maggiore uguaglianza tra le nazioni, ed entro di esse.

Terzomondismo anni settanta
Secondo Garavini, la “marea culturale e sociale generata dal Sessantotto” (p. 304), portatrice di una filosofia più ugualitaria e cooperativa, sosteneva una propensione post-imperiale a smarcare l’Europa dagli Stati Uniti per porla invece al centro di nuovi progetti di sviluppo concordati con il Terzo Mondo. Essa si incarnava nel protagonismi di nuovi soggetti – dai sindacati alle Ong fino ad alcuni governi nazionali – che tracciarono il “decennio socialdemocratico” (p. 149) culminato intorno al 1972-1975: l’idea del Nuovo Ordine economico propugnata dal Terzo Mondo si incrociava infatti con i tentativi degli europei, ed in particolare della Francia, di reagire al disordine monetario e petrolifero con nuove architetture cooperative che legassero lo sviluppo del Sud del mondo all’economia dell’Europa occidentale.

Passato tuttavia quel momento di fluidità e, forse, di possibilità, nella seconda metà del decennio l’impeto socialdemocratico si sarebbe trovato a fronteggiare l’ascesa economica e politica di un nuovo conservatorismo che incarnava, e sospingeva, lo sforzo degli Stati Uniti di uscire dalla crisi del loro precedente modello di egemonia e ristabilire la propria preminenza. La “marea” finiva quindi per recedere dopo il 1979, quando il secondo shock petrolifero e l’affermazione liberista della politica degli alti tassi d’interesse ricostruirono una nuova egemonia statunitense in una dinamica di globalizzazione di mercato. Le tappe successive dell’integrazione europea, negli anni Ottanta, saranno perciò condizionate da questo nuovo scenario e dall’imperativo della modernizzazione competitiva che orienterà il Trattato di Maastricht .

Nuove prospettive
Si può ovviamente obiettare all’assunto di fondo di un’Europa occidentale dal profilo idealmente socialdemocratico negli anni Settanta, o additare le incoerenze e la parzialità della spinta trasformatrice emersa dal lungo 1968. Si può legittimamente richiamare la costante centralità della rivalità bipolare come fattore condizionante della ristrutturazione delle dinamiche sia cooperative che competitive tra Stati Uniti ed Europa. E restano tutte da discutere le ipotetiche conseguenze, sia economiche che socio-politiche, di un eventuale patto cooperativo Nord-Sud.

Ma proprio la netta risolutezza di quegli assunti consente a Garavini di avventurarsi in un’analisi densa e stimolante, che consente di ripensare da nuovi punti d’osservazione la complessa vicenda internazionale degli anni Settanta, e di inquadrare perciò il percorso dell’Europa nei contesti ben più ampi e mobili con cui essa dovette fare i conti. Ripercorrere i progetti non riusciti e le alternative che non si realizzarono è operazione sempre insidiosa, per l’intrinseca difficoltà di soppesarne l’effettiva rilevanza. Ma è anche ciò che talvolta permette, come in questo caso, di illuminare meglio i nessi causali e schiudere nuove prospettive analitiche.

Giuliano GARAVINI, Dopo gli imperi. L’integrazione europea nello scontro Nord-Sud, Firenze, Le Monnier, pp. XIII-359, € 26.