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L’Eurasia in bilico

Il libro Eurasia in Balance, curato da Ariel Cohen, Senior Research Fellow in Russian and Eurasian Studies alla The Heritage Foundation in Washington, è particolarmente interessante non solo perché analizza insieme Asia Centrale e Caucaso – definiti con il termine Eurasia – riconoscendo così l’importanza dei loro legami strategici, politici ed economici, ma anche perché specifici capitoli sono dedicati ad attori internazionali – la Cina, l’India, la Russia, gli Stati uniti e la Turchia – che, pur non facendo geograficamente parte di alcuna delle due regioni, hanno verso di esse particolari ed evidenti interessi, e la chiara intenzione di giocarvi un ruolo. D’altra parte, non mancano i riferimenti agli attori multinazionali, come la SCO (Shanghai Cooperation Organization), la CACO (Central Asian Cooperation Organization) e la CSTO (Collective Security Treaty Organization).

In sostanza, l’analisi della complessa tematica politica ed economica dei Paesi dell’Eurasia emerge soprattutto proprio dalla loro interazione con gli attori internazionali e multinazionali. Interessante, inoltre, è la chiave adottata dai vari autori nelle loro analisi, centrata sugli strumenti della soft power e sulla rilevanza dei fattori economici – le risorse energetiche in particolare – come determinanti delle scelte politiche interne e internazionali dei Paesi dell’Eurasia, e di tutti gli attori “esterni” già citati. E l’attenzione dedicata agli elementi emergenti, come il terrorismo, il traffico di droga e il l’estremismo religioso, destinati ad avere un impatto sul futuro sviluppo della situazione nella regione.Per quanto riguarda gli attori esterni, l’analisi è condotta principalmente considerando i loro interessi e obiettivi. Per gli Stati Uniti, gli interessi sono soprattutto legati alla guerra al regime dei Talebani in Afghanistan, che ancora oggi continua con la ripresa delle azioni militari. Guerra che prosegue non solo nelle regioni meridionali del Paese, per il sostanziale fallimento dell’opera di mantenimento della sicurezza, di stabilizzazione e di ricostruzione condotta dalla NATO, su mandato delle Nazioni Unite, attraverso le operazioni dell’ISAF (International Security Assistance Force) e le attività dei PRT (Provincial Reconstruction Teams). Inoltre, per contrastare l’egemonia politica ed economica della Russia in tutta l’Eurasia.

Per Mosca, l’obiettivo è quello di portare avanti un progetto di completo ritorno delle cinque repubbliche ex sovietiche dell’Asia Centrale all’interno della sfera di influenza russa e un piano di pressioni politiche ed economiche, in particolare attraverso lo strumento della dipendenza energetica, sui paesi del Caucaso, per marcare, anche in quella regione, il ruolo di ritrovata superpotenza della Russia, e contrastare l’avvicinamento di quei Paesi all’Europa e alla NATO, dopo le vittorie della Rose Revolution in Georgia e della Orange Revolution in Ucraina.Per la Cina, gli interessi più evidenti riguardano le forniture di gas e petrolio, e l’obiettivo di meglio contrastare la crescita del terrorismo fondamentalista islamico e del movimento indipendentista Uighur, le tensioni etniche e le eventuali istanze separatiste, nella regione dello Xinjiang. La dirigenza cinese sembra temere che l’incapacità di gestire la crisi in Xinjiang possa condurre a una sorta di “effetto domino” in Tibet e in Mongolia.

Per la Turchia, sono fondamentali i legami di cultura e di lingua con le Repubbliche in Asia Centrale, e le prospettive che essi offrono in termini di progetti di assistenza alla sicurezza, di cooperazione economica, commercio e sviluppo delle risorse energetiche, anche se non mancano i problemi relativi all’interazione con gli altri attori internazionali interessati alla regione, in particolare la Russia.

Anche se centrati essenzialmente su avvenimenti e su politiche post 11 settembre 2001 – ma non mancano i riferimenti a un passato più remoto – i vari saggi del libro offrono una visione articolata dei vari e complicati aspetti del quadro militare, politico ed economico dell’Eurasia e del ruolo che oggi vi giocano gli interessi delle grandi potenze “esterne”, il diffondersi del fondamentalismo islamico, il traffico di stupefacenti e le differenze e rivalità etniche, con effetti dirompenti, in particolare nel Caucaso.

Nel complesso, quindi, un libro importante e, nelle sue conclusioni, ricco di stimoli e di suggerimenti per una futura ricerca. Un libro da leggere, anche se alcune parti del volume sono superate dalla rapidità dei mutamenti occorsi recentemente in Eurasia.

Maurizio Cremasco è consigliere scientifico, Istituto Affari Internazionali