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La Russia e l’Occidente “vicini distanti”

Per dare il senso dei rapporti tra Russia e Occidente analizzati da Maurizio Massari nel libro Russia: democrazia europea o potenza globale? A vent’anni dalla fine della guerra fredda, appena pubblicato da Guerini e Associati, si può ricorrere alla nota metafora degli istrici che sono costretti ad avvicinarsi per proteggersi dal freddo, ma non possono farlo troppo perché altrimenti si pungono.

Malgrado le difficoltà e le intermittenze nei rapporti degli ultimi vent’anni, Russia ed Europa hanno bisogno l’una dell’altra e la comunanza di interessi su molti problemi globali può favorire una graduale convergenza. Ciò, tuttavia, sarà possibile, sostiene Massari, solo se avverrà nell’orizzonte di una cooperazione strutturata anche con gli Stati Uniti e alla luce di una chiara presa d’atto degli errori del passato.

I falsi miti
L’evoluzione dei rapporti tra la Russia e il sistema che Massari definisce Europa-Occidente, è oggi ostacolata dal persistere di una serie di “falsi miti” alimentati sia dalla memoria della guerra fredda che dall’eredità della storia: il mito secondo cui i problemi attuali tra Russia e Occidente deriverebbero semplicemente dal rafforzamento delle tendenze autoritarie della Russia di Putin; o quello, di segno opposto, secondo cui i problemi sarebbero nati prevalentemente dall’allargamento delle istituzioni euro-atlantiche; o ancora quello, riemerso in seguito al conflitto in Georgia dell’estate del 2008, secondo cui saremmo ormai alle soglie di una nuova guerra fredda. Tutti miti in qualche modo permeati dall’idea fuorviante secondo cui la Russia, non essendo riuscita negli ultimi venti anni a trasformarsi in democrazia europea e non possedendo i necessari attributi di grande potenza “sostenibile”, sarebbe destinata a un inesorabile declino sulla scena internazionale.

Massari fa giustizia di questi falsi miti analizzando, in forza di un’intensa esperienza diplomatica arricchita da una costante frequentazione della pubblicistica, le attuali difficoltà del rapporto tra Russia, Europa e Occidente attraverso la doppia chiave dello studio delle idee e delle percezioni da un lato e quella delle politiche concrete dall’altro.

Gli alti e bassi tra Russia ed Europa-Occidente del dopo guerra fredda, sarebbero dunque conseguenza del tentativo russo di operare una difficilissima quadratura del cerchio tra “il mantenimento dello status quo internazionale che consentisse alla Russia una politica estera “a basso costo” e la concentrazione sui problemi interni, da un lato; e la conservazione intatta dello status di grande potenza, malgrado il declino relativo da superpotenza globale a potenza regionale, dall’altro”. Una quadratura del cerchio, tuttavia, che l’Occidente e l’Europa non si sono dimostrati pronti a concedere, almeno nei termini che avrebbe voluto la Russia.

Politica di potenza e democrazia sovrana
In questo contesto, la politica estera tardo-sovietica e poi russa da Gorbacev a Putin, si è sviluppata lungo due direttrici che sono rimaste costanti: ridurre i costi della politica estera per concentrarsi sulla modernizzazione interna; preservare lo status di grande potenza “speciale”. Questo secondo obiettivo è diventato il principale collante identitario per le élite politico-intellettuali post-sovietiche, anche in una fase di crescente ripiegamento esterno. Alla base di queste priorità ci sono alcuni concetti strategici: la “democrazia sovrana”, che postula il diritto russo di adottare una forma di “democrazia” altra da quella euro-occidentale e l’intolleranza verso ogni interferenza esterna; lo “spazio ex sovietico” come zona d’influenza privilegiata della Russia; il “multipolarismo” e l’equilibrio di potenza, punti di riferimento del ruolo e dell’azione mondiale della Russia.

Di fronte a questo impianto di fondo, l’Occidente ha sprecato la finestra di opportunità che si era aperta all’inizio degli anni novanta a causa della mancanza di un vero “progetto” strategico verso la Russia. Per Massari alla base di questo errore c’e’ stata la “sindrome della vittoria”, che si è impadronita soprattutto degli Usa all’indomani del crollo del muro di Berlino. Ma, negli anni decisivi della transizione russa, è mancato fra l’altro un serio impegno europeo a sostegno delle forze democratiche, che anche per questo sono state facilmente travolte dal rigurgito nazionalistico. E, infine, hanno concorso le riserve storiche e culturali verso la Russia, la difficoltà a concepirla, anche dopo la fine della parentesi sovietica, come “parte” dell’Europa e dell’Occidente.

Oggi, secondo Massari, il rapporto tra Russia ed Europa-Occidente si presenta a tre facce: quella della netta “separazione” sul piano politico e normativo, quella dell’“integrazione” sul piano economico, energetico e dei contatti politici, e infine quella dell’“estraneazione” sul piano della sicurezza, a causa del persistere di una logica bipolare che sopravvive alla fine della divisione del mondo in blocchi contrapposti.

L’ipotesi di un grand bargain
La realizzazione delle ambizioni russe dipenderà da come la Russia riuscirà concretamente, attraverso il suo sviluppo interno, a consolidarsi nel sistema internazionale delle potenze e dal ruolo che vorrà giocare nel XXI secolo. Massari è convinto, forse un po’ ottimisticamente, che esistano dei margini per poter realizzare un grand bargain tra la Russia e l’Occidente, con un ruolo particolare per l’Unione europea. Dalla cooperazione nel settore dell’energia, alla creazione di un’area di libero scambio e, in prospettiva, di un mercato unico euro-russo fondato sulle “quattro libertà’” (libera circolazione di beni, servizi, capitali e lavoratori), dalla creazione di un nuovo quadro per la co-gestione dei problemi della sicurezza europea alla comune responsabilità nella gestione dell’agenda globale: se la Russia compirà una più chiara scelta europea anche nella riforma delle proprie istituzioni interne, i margini di cooperazione in questi settori potranno risultare molto ampli.

Condizione perché queste convergenze si sviluppino, secondo Massari, è che Europa e Russia escano definitivamente dalla “trappola delle percezioni” nella quale sono imprigionate, accrescano i livelli di fiducia reciproca e depoliticizzino la questione energetica, impegnandosi su un progetto comune per la futura creazione di una “comunità energetica” Europa-Russia fondata su regole co-decise e investimenti reciproci. Sforzo analogo andrebbe compiuto anche nel campo della sicurezza, in cui negli ultimi venti anni le divisioni tra Europa e Russia sono state le più rilevanti. Davanti a minacce sempre più transazionali e asimmetriche – dal terrorismo ai traffici illegali, dalla proliferazione nucleare al radicalismo islamico – Europa e Russia hanno crescente interesse a definire strategie sempre più condivise.

Come ha detto George Kennan, padre della dottrina del contenimento, “la guerra fredda non è stata altro che una lunga e costosa competizione, alimentata da ambo le parti da calcoli irreali ed esagerati della forza e delle intenzioni dell’altra parte”; bisognerebbe, aggiungeva Kennan, archiviare psicologicamente anche le divergenze su chi questa guerra l’ha vinta o l’ha persa. Il libro di Massari da’ un contributo importante al consolidamento di questo processo di archiviazione, anche, o forse soprattutto, per lo sforzo con cui cerca di tracciare delle concrete ipotesi di lavoro per il futuro. Ma soprattutto, come nota Sergio Romano nella prefazione al volume, il libro di Massari renderà più difficile, d’ora in poi, continuare a scrivere “le banalità e i luoghi comuni con cui è stata descritta la politica russa dal crollo dell’Urss a oggi”.

Maurizio Massari, Russia: democrazia europea o potenza globale? A vent’anni dalla fine della guerra fredda, Guerini e Associati, Milano, 2009.

Raffaello Matarazzo è ricercatore dello Iai e caporedattore di AffarInternazionali