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La riforma della Commissione priorità per l’ambasciatore Pietro Calamia

Tra le iniziative da portare avanti nel corso del prossimo semestre di presidenza italiana del Consiglio dei Ministri dell’Ue, un’importanza fondamentale riveste la riforma delle istituzioni, in specie della Commissione europea, per garantire il rispetto del principio fondamentale della democrazia rappresentativa.

Questa è l’opinione di Pietro Calamia, ex rappresentante permanente dell’Italia a Bruxelles, espressa nel breve saggio “Il prossimo semestre di presidenza italiana dell’Unione europea” pubblicato dalla Rivista di Studi politici internazionali.

A parere di Calamia, abbandonare, nel Trattato di Lisbona, il principio stabilito nei Trattati di Roma, secondo il quale i Paesi più popolosi designavano due membri della Commissione e gli altri solo uno, è stato un grave errore politico. Così, infatti, la Commissione assomiglia sempre più a un organismo di tipo intergovernativo; e i previsti prossimi ampliamenti dell’Unione non potranno che aggravare la situazione.

Una riforma istituzionale dell’Esecutivo comunitario è un processo assai complicato, ma avviarlo è indispensabile, a parere dell’ambasciatore, per cercare di ripristinarne il ruolo propulsivo e di dare maggiori garanzie a tutti i partner Ue, soprattutto ai Paesi piccoli e medi dell’Unione europea.

Per evitare una pletora di commissari, e nel contempo ridurre l’aspetto inter-governativo dell’Istituzione, Calamia propone di stabilire che i Paesi più popolosi (30-40 milioni di abitanti) designino sempre un membro dell’Esecutivo e gli altri lo facciano a turno, a gruppi di due-tre Paesi. Il risultato sarebbe una Commissione più compatta, politicamente più autorevole, in grado di favorire la cooperazione regionale tra i Paesi che s’associano per designare un membro.

Ricordando le scadenze istituzionali europee del 2014, come le elezioni del Parlamento a maggio, la nomina del presidente della Commissione e il rinnovo di tutto l’Esecutivo, la scelta del presidente del Consiglio europeo e dell’Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune, l’autore auspica a un ruolo propositivo della presidenza italiana che sappia mettere in luce la questione istituzionale a suo giudizio principale della politica europea, la composizione della Commissione.

Nella storia dell’integrazione europea, le presidenze di turno italiane sono spesso state momenti di rilancio, come avvenne nel ’75, nel ’80 e, ancora, nel ’85 e nel ’91, quando l’Itala diede una spinta, in particolare, all’elezione diretta del Parlamento europeo, all’adozione dell’Atto unico o alla preparazione del Trattato di Maastricht con il passaggio all’Unione europea, contribuendo al superamento di momenti di stasi.

In tale contesto, la Rivista di Studi politici internazionali pubblica un altro breve saggio dell’ambasciatore, dedicato alla presidenza del 1975, cui l’allora giovane diplomatico Calamia già diede un contributo importante.