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La rappresentanza politica nell’Unione Europea alla prova dell’euroscetticismo

Mentre il fenomeno dell’euroscetticismo dilaga e, stando a sondaggi, meno di un cittadino europeo su tre ha fiducia nell’Ue, un volume di recente pubblicazione pone al centro della riflessione la partecipazione dei giovani alla vita politica, vista come motore trainante della selezione di nuovi dirigenti politici che possano operare tanto all’interno quanto all’esterno delle istituzioni rappresentative.

Il volume raccoglie la prima parte degli atti relativi agli incontri del progetto di ricerca EUPoliS, “Partecipazione politica transnazionale, rappresentanza e sovranità nel progetto europeo”. EUPoliS è un progetto selezionato dalla competente agenzia dell’Ue e incluso tra i progetti di “interazione”, in quanto mira a promuovere la discussione e la riflessione sulle questioni relative all’Europa. Infatti, l’obiettivo principe di questo percorso è quello di aumentare il senso di consapevolezza civica e politica dei singoli e di associazioni, di operatori del sistema dei media, della formazione politica, delle professioni legali.

Il progetto si svolge attraverso alcuni dibattiti pubblici sul tema generale della rappresentanza e della preparazione politica attiva nel processo di costruzione europea. Gli interventi proposti nel volume pongono come base di discussione due macro-tematiche: la crisi economica e la disaffezione verso la politica maturata in alcuni Paesi dove l’opinione pubblica esprime persino disprezzo della stessa.

Queste tematiche prendono sostanza ogni qual volta negli interventi vengono lette alla luce di due importanti variabili usate come strumento di benchmark: la crescita delle disuguaglianze e il vacillare del principio del limite del potere. Mentre la prima è imputabile a fattori esterni (come i titoli tossici provenienti dagli Stati Uniti), la seconda vive di dinamiche complesse ma tutte domestiche (prima fra tutte l’incapacità dei partiti di essere strumento di sovranità popolare).

Come nei singoli Stati membri, così anche in Europa si respira lo stesso clima. Le politiche di rigore finanziario hanno fatto sì che il valore giuridicamente vincolante della Carta dei diritti fondamentali venisse trascurato. E nel Parlamento europeo si parla di una procedura elettorale uniforme tra i 28 Paesi, ma di fatto continua a regnare la disomogeneità. Il che ostacola, senza dubbio, la formazione di partiti transnazionali.

Le riflessioni al centro della conferenza EUPoliS ripercorrono il dibattito politologico e giuridico che ruota intorno alla costruzione dell’identità europea. Si parte, dunque, dall’origine dell’espressione “euroscetticismo”, che nasce nel Regno Unito negli anni Settanta e si propaga nel tempo fra tutti gli Stati membri come un malessere che trae forza dai nazionalismi politici. “L’euroscetticismo di oggi in fondo opera dentro la fabbrica del falso che tende ad estirpare la radice reale dei malesseri per inventarne di altre, dalla più facile presa ma ben lontane dal colpire le cause effettive della sua crisi”, scrive Michele Prospero nel suo intervento.

C’è pure un approfondimento sul grande tema della crisi economica, affrontato nella conferenza di chiusura del progetto. Il caso greco e le contingenze internazionali hanno evidenziato che non si può parlare di principi di rappresentanza e partecipazione europea senza immaginare prima di tutta una comunione di intenti economici tra gli Stati membri.

Paola Marsocci (a cura di), La rappresentanza politica nell’Unione Europea alla prova dell’euroscetticismo”, Atti degli incontri del progetto EUPoliS, vol. I.

Giulia Moratta è stagista per la comunicazione dello IAI