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La nuova frontiera della guerra umanitaria

Sull’ossimoro della “guerra umanitaria” si sono scritti già molti saggi, alcuni particolarmente illuminanti e coraggiosi. Ciononostante, non si può certo considerare “in ritardo”, tantomeno ininfluente l’ultimo lavoro di Carlo Jean, in collaborazione con Germano Dottori, intitolato proprio “Guerre Umanitarie. La militarizzazione dei diritti umani” e pubblicato da Dalai.

Sporco lavoro
Con il merito di ricostruire e “rivisitare” esaustivamente tutte le guerre che, negli ultimi vent’anni (dalla Somalia alla Libia), sono state motivate da “ragioni umanitarie” utili a nascondere, quasi sempre, ben altri interessi geopolitici, il libro risulta più che mai attuale dato che, dopo l’intervento in Libia, la comunità internazionale si sta interrogando sull’opportunità di provare a “mettere ordine” in Siria. Ormai, sembra che ogni giorno sia “buono” perché scoppi una “guerra umanitaria”, dottrina inventata ed esaltata dal “socialista” Tony Blair per l’intervento nell’inferno jugoslavo. Strumento che non è adottato soltanto più dagli stati, ma anche da attori locali in grado di alterare a proprio favore l’agenda delle grandi potenze.

I due autori del nuovo libro di Dalai sono due firme importanti di Limes, la storica rivista italiana di geopolitica. In particolare, Carlo Jean è stato generale dell’esercito e consulente militare del presidente della Repubblica Francesco Cossiga e, quindi, conosce molto bene, anche per esperienza diretta sul campo, la materia trattata tanto da aver già pubblicato diversi manuali di geopolitica. La sua produzione editoriale è molto florida ed ha origine con un volume di studi strategici degli anni Novanta che, in quell’occasione, fu distribuito da Franco Angeli.

Del resto, sin dai tempi antichi, è sempre stato uno “sporco lavoro” riuscire a rendere accettabile, se non giustificabile la perdita di vite umane, le sofferenze dei sopravvissuti, le devastazioni materiali: le conquiste colonialistiche non si vendevano proprio come liberazione dalle barbarie, dall’ignoranza, superstizione e inciviltà di tutti quei popoli che si annettevano al proprio impero?

Istruzioni per l’uso
Oggi, però, bisogna sforzarsi un po’ di più, affinare gli strumenti di propaganda perché ogni costituzione (ed opinione pubblica) occidentale difficilmente può digerire il concetto di “conflitto bellico”. Eppoi, grazie alla diffusione delle comunicazione di massa e, adesso, di internet (che dovrebbe favorire processi di dialettica e confronto orizzontale), il livello di consapevolezza e informazione della gente si è accresciuto, tanto che diventa sempre più urgente, per i centri di potere, “confezionare” adeguatamente a livello mediatico ogni tipo di politica ed azione intrapresa, incluso l’inizio di un conflitto bellico.

Come illustrano i due autori, le guerre umanitarie della nostra epoca hanno origine, spesso, da guerre civili con le parti più deboli che riescono ad assicurarsi il sostegno dell’opinione pubblica internazionale e, di conseguenza, l’intervento di stati soccorritori. Ma in tutte le guerre civili, la vittoria trasforma le ex-vittime in carnefici. Assai interessante si rivela, allora, la sezione “istruzioni per l’uso” che racchiude una serie di suggerimenti per difendersi dalle strumentalizzazioni o quanto meno comprendere meglio la dinamica di certi processi politici. Quando si tratta una materia di questo genere, quindi, occorre molta cautela e, soprattutto, evitare di ricorrere a modelli interpretativi precostituiti: ogni guerra (umanitaria) è una storia a sé e bisogna avere il coraggio di andare a esplorarne in profondità tutti i fattori e tutte le variabili.

Anche l’invasione in Iraq voluta dagli americani è stata fatta rientrare, in qualche modo, nella categoria di “guerra umanitaria” per promuovere “l’esportazione della democrazia”: del resto, il governo Usa, specie se di orientamento repubblicano, l’ha sempre fatta molto facile e se non si tratta di guerra umanitaria, è “guerra preventiva”. Ma cos’è stato lasciato in Iraq, come in altre regioni? Dittature mascherate, governicchi, prestanomi eterodiretti, inestinguibili focolai di violenza, corruzione diffusa ad ogni angolo, bollettini di morte, ancor’oggi, impressionanti.

Jean Carlo; Dottori Germano, Guerre umanitarie. La militarizzazione dei diritti umani , Dalai Editore (collana I saggi), 2012.