IAI

La crisi dell’integrazione europea e la Turchia

Ne “La crisi dell’integrazione europea e la Turchia. Una analisi istituzionalista e una critica federalista” Maurizio Mistri, professore associato di Economia internazionale presso la Facoltà di Scienze Politiche all’Università di Padova, getta uno sguardo critico sul processo d’integrazione europea e sulle prospettive d’allargamento dell’Unione europea (Ue) alla Turchia.

L’Ue attraversa un periodo di crisi caratterizzato dalla perdita di spirito di solidarietà tra i paesi e dall’emergenza di spinte nazionalistiche. Questa situazione è dovuta, per Mistri, in primo luogo all’errore di avere pensato che uno spazio economico comune avrebbe condotto all’armonizzazione delle politiche e delle economie. In altri termini, s’è privilegiato, nella costruzione europea, il modello funzionalista piuttosto che quello federalista. Il risultato è che i paesi dell’Unione presentano, ancora oggi, grandi distanze politiche ed economiche che ostacolano il consolidamento dell’integrazione.

Nel suo libro, Mistri mette in evidenza le modalità storiche e istituzionali del processo d’integrazione e indica le condizioni che renderebbero possibile una reale integrazione politica europea. La chiave sta nella condivisione di valori e di politiche comuni. Per questo, l’inclusione nell’Ue di paesi culturalmente e strutturalmente distanti può rivelarsi problematica.

L’ingresso della Turchia nell’Ue è stato soprattutto discusso negli aspetti economici – viene percepito come una possibilità di ampliare il mercato europeo – e geo-strategici – una porta d’accesso all’area mediorientale. Se, da questi punti di vista, la questione turca resta controversa, con vari argomenti pro e contro, Mistri ritiene che la vera domanda che l’Ue dovrebbe porsi è: l’ingresso della Turchia favorirebbe il rafforzamento dell’integrazione europea?

Tra le criticità maggiori, c’è quella culturale, soprattutto quella del ruolo della religione in Turchia. Se il Paese entrasse nell’Ue, sarebbe, con la Germania, il più importante dal punto di vista demografico e, dunque, avrebbe un’influenza rilevante negli organismi europei, dove il suo volto islamista potrebbe confliggere con le vocazioni Ue democratiche e laiche. Inoltre, la Turchia, per la sua collocazione geografica, potrebbe coinvolgere l’Ue in contrasti etnici ed energetici.

Per Mistri, non è nell’interesse dell’Unione sottoporre a ulteriori sollecitazioni la stabilità strutturale delle sue istituzioni. Senza contare che molti europeisti ritengono che, per salvare l’idea dell’integrazione, occorra puntare su un’Ue più ristretta nel numero dei membri e più coesa nelle basi culturali e nella visione della governance politica ed economica.

A sua volta, l’Europa ha problematiche specifiche cui la Turchia ha interesse a rimanere estranea. E Ankara non avrebbe motivo di condividere le scelte di rigore e i vincoli di bilancio dell’Ue. Infine, la debolezza strutturale del processo d’integrazione europeo e l’emergere del richiamo dell’Islam in Turchia rendono sempre meno evidenti, agli occhi del popolo turco e delle sue élites politiche, i vantaggi dell’ingresso nell’Ue.

Per Mistri, la soluzione sarebbe un’intesa tra la diplomazia europea e quella turca che mantenga buoni i rapporti e che consenta alla Turchia, fuori dall’Ue, di assumere il ruolo rilevante che le compete nel mondo islamico e in tutta l’area medio orientale.

La crisi dell’Integrazione Europea e la Turchia. Una analisi istituzionalista e una critica federalista, Maurizio Mistri, Edizioni La Gru Libero Pensiero, 2010, pagg. 174, euro 14.