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La Cina e il problema del riscaldamento globale: una sfida moderna con radici molto antiche

Parlare di come la Cina affronta il tema del riscaldamento globale non è certo un’impresa facile. L’approccio di Pechino a queste tematiche è spesso apparso confuso, da qui l’utilità del libro di Alessandro Gobbicchi e il suo tentativo di ricostruire ciò che la Repubblica popolare ha pensato, fatto e ottenuto in quest’ambito negli ultimi trent’anni.

Gobbicchi ritiene che la Cina abbia iniziato ad affrontare in maniera sistematica il problema della politica ambientale negli anni ’70, quando venne approvato lo storico processo di modernizzazione della nazione. Eppure, nonostante il Partito avesse raggiunto negli anni ’50 la consapevolezza che crescita economica e sviluppo avrebbero potuto avere nel lungo periodo un impatto negativo sull’ambiente, una vera e propria politica ambientale in quel periodo non venne mai definita.

È molto interessante il legame che l’autore ricostruisce tra crescita economica, problematiche ambientali e stabilità sociale. Sottolineando che se da un lato una crescita economica rapida è necessaria per mantenere la stabilità sociale in Cina, dall’altro la prosperità degli ultimi decenni ha avuto un impatto molto negativo sull’ambiente. Non solo: il recente aumento del numero di proteste popolari innescate da disastri di natura ecologica ha trasformato questi ultimi in una nuova fonte di instabilità sociale, spingendo l’autore a concludere che questa pericolosa contraddizione possa essere risolta soltanto riorientando la crescita economica in un senso più “sostenibile”.

Gobbicchi spiega che ai tempi di Zhou Enlai il Partito comunista cinese era convinto che i problemi ambientabili fossero un’inevitabile conseguenza dello sviluppo delle società vittime del capitalismo, e che, di conseguenza, il modello perfetto del socialismo cinese non si sarebbe mai trovato ad affrontare difficoltà simili.

Zhou Enlai è altresì ricordato come il leader che definì il principio delle “Tre Simultaneità”, in base al quale il governo avrebbe dovuto disporre “che la progettazione, la costruzione e la messa in opera dei dispositivi anti-inquinamento procedesse contestualmente alle corrispondenti fasi di sviluppo degli impianti industriali”. Sembra dunque che già negli anni ’70 si era coscienti che sostenere la crescita economica trascurandone l’impatto ambientale avrebbe potuto comportare pericolose conseguenze sul piano politico, culturale e sociale.

La prima parte del libro ricostruisce l’evoluzione della politica ambientale cinese – a partire dai tempi delle riforme economiche di Deng Xiaoping – e la seconda il contesto in cui questa politica si è sviluppata e le circostanze che hanno influenzato le sue evoluzioni successive.

Il governo sta ora tentando di mantenere un tasso di crescita elevato puntando sulla domanda interna. L’autore sottolinea quindi che, se fino ad oggi Pechino ha cercato soprattutto di ridurre, o quanto meno di limitare, l’impatto dei rifiuti industriali sull’ambiente, dovrà ora iniziare a considerare anche le conseguenze di lungo periodo di un’esplosione dei consumi interni.

Infine, l’autore ribadisce che ciò che la Cina è riuscita a fare negli ultimi trent’anni per tenere sotto controllo il livello di inquinamento non ha permesso di ottenere risultati degni di nota e aggiunge che, indipendentemente dall’urgenza di affrontare la questione ambientale in maniera efficace, il Partito continua a percepire la crescita economica come sua principale priorità.

Alessandro Gobbicchi, La Cina e la questione ambientale, Milano, Franco Angeli, 2012, 229 p. (Società e politica, 74) ISBN 978-88-204-0374-4.

Claudia Astarita è docente di Politics of China presso la John Cabot University.