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Italia – Europa: una passione incompiuta

L’analisi dei rapporti fra Italia e Unione europea è stata oggetto, fin dall’origine, di numerosissimi studi, inchieste giornalistiche e sondaggi d’opinione. Anche perché ad un europeismo piuttosto sincero non è quasi mai seguita una seria capacità politica di giocare al meglio la partita europea. Cosicché gli europei ci giudicavano spesso male, mentre a Roma si viveva di frustrazioni verso la nostra stessa incapacità o di recriminazioni contro l’arroganza di Bruxelles.

Rari sono invece i libri scritti da italiani che lavorano o hanno lavorato nelle istituzioni comunitarie e che vivono sulla loro pelle le contraddizioni di un paese molto vicino all’Europa, ma anche spesso troppo lontano da Bruxelles. Un bell’esempio di questa letteratura viene da un recentissimo volume di Giancarlo Chevallard, “L’Italia vista dall’Europa. Testimonianza da Bruxelles” (Rubettino Editore, 2008).

Chevallard, che ha ricoperto numerose posizioni di responsabilità dentro la Commissione, si è da poco ritirato nella sua città di Torino e ha deciso di ricostruire attraverso i suoi ricordi le valutazioni e i giudizi che gli altri hanno di noi, nonché di ripercorrere in modo critico le nostre azioni nella capitale delle istituzioni comunitarie. Il libro non ha la pretesa di essere una rigorosa ricostruzione storica o di rispondere a criteri politologici, ma è invece una serie, spesso gustosa, di rapidi flash sulla nostra presenza a Bruxelles ed una ricognizione delle opinioni che gli altri hanno di noi. Episodi ed opinioni che cercano di spiegare nel concreto i limiti della nostra presenza nelle istituzioni europee, da cui escono leggi e decisioni che riguardano gran parte della nostra vita sociale, economica e politica.

Ma anche così, nella sua diretta semplicità, lo scritto di Chevallard contribuisce, con una certa trattenuta delusione da parte dell’autore, a confermare quello che già da tempo sappiamo dell’Italia: la sua strutturale anomalia di paese che, malgrado il suo indubbio contributo all’Europa, non sappia divenire autenticamente europeo.

Un chiarissimo e recente esempio, che Chevallard puntualmente ci ricorda, è quello della difficoltà dei partiti italiani a trovare una naturale collocazione nelle grandi famiglie politiche europee: il Partito democratico, indeciso fra socialisti e liberali europei; Alleanza Nazionale e il Partito del popolo della libertà, in parte nel Ppe democristiano, in parte con la destra europea.

Più in generale il giudizio sull’Italia è che il nostro paese ha vissuto di una forte posizione di rendita fino alle soglie degli anni ’90, facendo valere il proprio status di fondatore, esempio di democrazia e di grande sviluppo economico, ma che poi, con il crollo del muro di Berlino, abbia cominciato a declinare verso una progressiva marginalizzazione. In ciò la tesi del libro coincide con il pensiero di un acutissimo osservatore e interprete politico dell’epoca, Beniamino Andreatta, che considerava la “capacità di partecipazione” il nuovo criterio ispiratore delle relazioni internazionali seguite alla fine della contrapposizione fra Est ed Ovest. Capacità di partecipazione, anche all’interno dell’Unione europea, che l’Italia non saprà spesso dispiegare in tutta la sua necessaria efficacia.

Un libro quindi non tenero e con una discreta vena di pessimismo che si apre con il vivido ricordo di Jacques Delors, presidente della Commissione europea, e del suo severo giudizio sul comportamento, non serio, dei nostri rappresentanti politici ai funerali di Lorenzo Natali, ma che poi si conclude in tono di speranza con l’episodio dell’incontro a Torino del Presidente Emerito della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, con un gruppo di studenti e ricercatori di tutta Europa affascinati dalla forza delle sue argomentazioni sulla necessità di una sempre maggiore integrazione e dalla sua passione di italiano e di europeo allo stesso tempo. Esempio autentico di quello che l’Italia avrebbe dovuto essere per l’Europa e che non è sempre stata.

Giancarlo Chevallard, L’Italia vista dall’Europa. Testimonianza da Bruxelles, Rubettino Editore, Soveria Mannelli, 2008