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Integrazione europea: un processo irreversibile?

Troppo spesso si dice che l’Unione europea è un argomento noioso, di interesse per un ristretto numero di tecnici e il cui linguaggio si limita ad espressioni burocratiche di difficile comprensione. Gli stessi giornalisti che vivono a Bruxelles trovano grandissime difficoltà a fare passare i propri pezzi nelle redazioni nazionali, anche perché i loro articoli mancano della necessaria dose di convinzione e passione che la grande avventura europea dovrebbe meritare. Colpisce quindi la straordinaria vivacità di un recente libro “l’Unione Europea, una storia non ufficiale”, Longanesi Editore, 2008, scritto da un ex-funzionario comunitario, Riccardo Perissich, che ha fatto della propria esperienza a Bruxelles un’appassionante cronaca, piena di episodi arguti e di intelligenti riflessioni.

Ma sotto le modeste spoglie di una veloce carrellata su più di trent’anni di vita in seno alla Commissione, la forza del libro di Perissich sta nell’interrogativo, che percorre l’intero volume, sulla irreversibilità o meno di uno dei più grandi e innovativi tentativi della storia di integrare fra di loro paesi che si sono combattuti per decenni. Che questo interrogativo venga riproposto in tempi di profonda crisi del processo di integrazione europea, dall’affossamento del Trattato costituzionale alla sospensione di quello di Lisbona, non fa che rendere la lettura del libro ancora più attuale. La risposta che l’autore si dà è che solo l’integrazione politica potrà rendere irreversibile il processo di unificazione del Vecchio Continente.

Ma se ancora ciò non si intravvede, va tuttavia detto che, malgrado un certo snaturamento dell’idea originaria monnettiana di un funzionalismo che gradualmente avrebbe portato all’Unione politica, il processo di integrazione ha mantenuto negli anni “una sorprendente vitalità, tipica delle idee non solo giuste in teoria, ma anche utili in pratica”. Un dinamismo che si è anche retto su un continuo esercizio di riformismo dei trattati, solo recentemente interrottosi a causa di alcuni disgraziati referendum nazionali. Ma, nota Perissich, se anche si sono verificati enormi progressi dal Trattato di Roma in poi, è apparso anche evidente che la via di un graduale riformismo non potrà condurci all’Unione politica.

Il metodo di Monnet ha mostrato tutti i propri limiti e non si vede come, senza una radicale svolta, si possa avviare un’unione politica. “La mancanza di una visione comune – nota l’autore – è troppo evidente”. Per operare una svolta radicale è necessario innanzitutto conoscere meglio l’Europa, “demistificare gli stereotipi e reintrodurre razionalità nel dibattito”, altrimenti l’avventura rimarrà un sogno.

L’intero volume serve quindi a demistificare la storia d’Europa, a distinguere i tatticismi dei governi dalla sostanza dei problemi, dai grandi progressi compiuti e dalle cose che ancora rimangono da fare. Si mettono nella giusta prospettiva le cose piccole, ma importanti, come il ruolo di quel microcosmo di funzionari della Commissione che vivono a Bruxelles e che tanto contribuiscono alla crescita di un “corpus” europeo o come il tentativo della stessa Commissione di giocare il ruolo di “quasi governo”, che in teoria i Trattati le attribuiscono, ma che alcuni governi o governati nazionali (anche in tempi recentissimi) si sforzano di limitare o negare: questione ancora irrisolta e che compendia in sé la lotta fra metodo sovranazionale e intergovernativo, che fin dall’origine ha contraddistinto lo zigzagante cammino dell’integrazione europea.

In fondo, per Perissich, ci troviamo nel bel mezzo di un’avventura incompiuta, che ancora corre il rischio reale di un possibile, deludente declino, un po’ come ha sperimentato il nostro paese con la fine del Rinascimento. E proprio all’Italia l’autore riserva le pagine più amare: quelle di un paese attanagliato dal complesso di Calimero, vero handicap ad un nostro più credibile ruolo in Europa. Un complesso che rischia di contagiare l’intera Unione europea, sempre più ripiegata su sé stessa e priva di quella visione strategica che per tanti decenni ne ha caratterizzato il grande e indubbio successo.

L’Unione Europea, una storia non ufficiale, Longanesi Editore, Milano, 2008