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Infiniti Balcani: viaggio sentimentale da Pristina a Bruxelles

È attraverso il filtro dell’esperienza balcanica, che l’espressione europea torna a guardare ad Oriente. Le questioni identitarie, le integrazioni sociali, i processi culturali dei popoli balcanici, stimolano l’evoluzione del processo europeo. Conoscere questi luoghi è prima di tutto allargare l’orizzonte comunitario, affidargli nuove prospettive, mettere in discussione vecchie certezze. Ma per entrare nei Balcani “non basta – come ci avverte l’autore – superare un confine spaziale”, bisogna concedersi al fascino indiscutibile dell’altro, che cerca in questo caso legittimazione e consenso, impaziente di riscattarsi e di rinascere.

La saggistica è ora il pretesto per formalizzare gli intenti. Il risultato è un valido esperimento letterario che si esprime nel racconto di viaggio. Un percorso fatto di geografie e di stagioni storiche: da Bruxelles, sintesi dell’Europa continentale, alla Belgrado riscattata del dopo-Milosevic; dal sogno kosovaro d’indipendenza, alla Sarajevo risorta.

Ma in questo viaggio sentimentale di Fernando Gentilini c’è molto di più. Ci sono luoghi che si raccontano fedelmente ancorati ai loro equilibri incerti, sul fianco di una Europa che attende; ci sono i fantasmi di un infelice passato che domano impulsi di politiche riformatrici; ci sono popoli, fedi, territori, frontiere. C’è l’istante in cui il tempo s’arresta prima di riprendere a battere; c’è l’immutabilità che confonde l’ordine delle cose. I Balcani qui non sono soltanto geografia ma, ci ricorda l’autore: “iniziano dove finiscono le certezze; dove tante verità bisbigliate e gesticolate diventano tutte egualmente plausibili; dove la storia senza il mito non basta per spiegare il presente”, sono infiniti e fragili, sono orgogliosi e schivi.

Lo spirito dell’autore è quello di un artista vagabondo alla ricerca del dettaglio consolatorio da celebrare. I miti e le leggende del passato, raffiorano nella marea confusa sospinti dal desiderio di suggerire risposte al lettore più acerbo.

Gentilini tenta di spiegare le cause della guerre nella ex Jugoslavia, le ragioni del conflitto bosniaco, il più sanguinoso che l’Europa abbia conosciuto dopo il 1945, i motivi che hanno portato alla disgregazione della Federazione ed ai persistenti silenzi europei, e lo fa senza usare equilibrismi lirici ma sfogando il giudizio insindacabile della storia recente.

Al confronto europeo, che stimola i fermenti politici delle giovani generazioni ed assicura le classi dirigenti ad una amministrazione tutto sommato lineare, l’autore dedica l’anima più fiduciosa del suo ragionamento. Perché è infatti proprio in questi territori che il modello europeo può verificare il suo stato di salute e le sue prospettive e raccontare i motivi del suo fascino più profondo.

Nei luoghi vissuti e percorsi dall’autore, la memoria identitaria dei popoli conta più di ogni altra cosa e la regola politica è spesso lo strumento che cerca di contenerne l’orgoglioso entusiasmo.

Le tradizioni ottomane qui si sono fuse con la cultura medievale ortodossa per costituire una complessità storica da cui hanno origine atteggiamenti pratici e culturali comuni. Un patrimonio di tutti che ha costituito la base su cui si sono fondate le unioni e le divisioni delle persone e dei popoli; su cui si sono formate quelle amicizie e quelle avversioni che hanno reso tanto agitata e tanto complessa la vita nei Balcani.

Senza prendere in considerazione un passato così radicato nel presente, i Balcani restano incomprensibili e la loro maturità politica risulta orfana di un valore determinante, capace di ricondurre il concetto d’identità a quello di spirito comunitario, inteso come sintesi storica del grande progetto culturale europeo.

Fernando Gentilini, Infiniti Balcani. Viaggio sentimentale da Pristina a Bruxelles, Edizioni Pedragon, Collana Contemporanea -17, Bologna, 2007.