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Immigrazione, integrazione e criminalità

Le comunità immigrate, il loro rapporto con gli abitanti autoctoni e con i circuiti criminali restano una delle materie maggiormente prese di mira da stereotipi e distorsioni mediatiche anche, e soprattutto, nel nostro paese. Provano, allora, a venirci in soccorso tre nuovi apprezzabili testi con l’obiettivo di restituire un po’ di chiarezza ed informazioni precise ed oggettive all’immaginario collettivo. In particolare, sono i primi due libri di cui parleremo, proposti dalla casa editrice universitaria Carocci, ad indagare sulla reale natura “emergenziale” del fenomeno, mentre l’ultimo, di Armando Curcio e scritto da un maresciallo aiutante l’Arma dei Carabinieri, si presenta come una mini-enciclopedia delle principali organizzazioni criminali di origine straniere attive sulla penisola italiana.

Soprattutto in “Immigrazione e Criminalità”, grazie alle brillanti ricerche della sociologa della devianza Valeria Ferraris, si prova a capire se la “criminalità straniera” rappresenti davvero un’ “emergenza”; a partire da una corretta e distaccata lettura delle statistiche per, poi, analizzare, valutandone l’efficacia, le specificità delle politiche di contrasto di questo fenomeno. Un lavoro estremamente sintetico (non più di cento pagine), ma in grado di pervenire a delle conclusioni precise che forniscono, contemporaneamente, gli elementi di conoscenza utili ad orientarsi entro una problematica così scottante e suggeriscono delle linee d’azione e di riflessione per le ricerche future.

Dopo una rapida introduzione, l’autrice opera e presenta una ricognizione storica in tema di normative e regolarizzazione dei flussi immigratori, per poi offrirci gli strumenti cognitivi adeguati alla lettura e corretta interpretazione dei dati e delle statistiche ufficiali, seppur rimarcando costantemente che i soli numeri, e i report scientifici che si basano su di essi, non sono in grado di dirci e spiegarci molte cose. Nel terzo capitolo intitolato “Esiste una Criminalità Straniera?”, la Ferraris, servendosi anche di approcci teorici di base sociologica che sono stati elaborati negli ultimi trent’anni, deve necessariamente tracciare un resoconto finale per capire se ha davvero un senso continuare a parlare di “criminalità straniera”. L’ultimo capitolo, invece, come accennato, si districa fra il dedalo delle politiche di prevenzione, controllo e repressione, con un incursione sui meccanismi di rappresentazione del fenomeno da parte dell’opinione pubblica e del sistema mediatico.

L’altro libro di Carocci che intendiamo segnalare, e un po’ più impegnativo almeno in rapporto al numero di pagine (oltre 300), è “Concordia Discors” sulla convivenza e il conflitto nei quartieri italiani ad alto tasso di presenza straniera. Il saggio, in realtà, rappresenta la prima azione di un più vasto progetto (www.concordiadiscors.eu) finanziato dalla Comunità Europea e la Compagnia di San Paolo che coinvolgerà anche altre grandi metropoli europee quali Barcellona, Budapest, Norimberga e Londra.

Questo progetto intende analizzare, infatti, come le città, non solo quelle italiane, reagiscano e cambino al crescere della mobilità e dell’eterogeneità culturale dei loro abitanti. Attraverso un viaggio interdisciplinare in quattro quartieri di Torino, Milano e Genova, il libro, curato da Ferruccio Pastore e Irene Ponzo di Fieri (uno dei principali centri studi italiani sulle migrazioni, con sede a Torino) cerca di dare risposte ad un interrogativo cruciale: perché, in alcuni luoghi, l’integrazione tra gruppi di origine diversa si produce senza traumi, mentre altrove, magari a pochi isolati di distanza, emerge come un grave problema?

La Criminalità Mafiosa Straniera in Italia”, di Curcio editore, scritto da Fabio Iadeluca, ritorna a concentrarsi esclusivamente, come si può subito intuire dal titolo, sul rapporto fra immigrazione e criminalità anche se, in questo caso, ci si limita ad una “analisi tecnica” del profilo delle maggiori organizzazione criminali qui considerate, mettendo da parte l’indagine sociologica dal basso. Del resto, a scrivere è un maresciallo aiutante dell’Arma dei Carabinieri che si avvale dei contributi del procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso, di Saverio Mannino, presidente di sezione della Suprema Corte di Cassazione e Olga Capasso, sostituto procuratore nazionale antimafia.

Ogni capitolo della prima parte del saggio ha lo scopo di radiografare ogni tipo di mafia straniera, albanese, nigeriana, cinese, russa, colombiana, turca, bulgara, romena e nordafricana (queste ultime tre considerate “minori”, almeno per il tipo di presenza e radicamento sul nostro territorio). Oltre ai “settori di attività”, vengono analizzati la struttura organizzativa e le modalità di arruolamento, i codici di comportamento, il ruolo della donna, gli eventuali riti di affiliazione e iniziazione, gli eventuali rapporti con altre organizzazioni criminali e il tipo di diffusione nelle nostre regioni (con approfondimenti ed appendici raccolti nell’ultima sezione del libro). Ad ogni gruppo criminale corrisponde anche una cronologia dei fatti di cronaca più significativi di cui è stato protagonista sul nostro territorio: un elenco un po’ noiosetto e non proprio indispensabile, tanto che sembra costituire più un “riempitivo”. Certamente più interessante è l’intero capitolo dedicato allo smaltimento illegale di rifiuti, un problema sempre più grosso che riguarda tutta l’Europa.

Immigrazione e Criminalità, di Valeria Ferraris, Carocci editore, 2012, Pagine 112.

Concordia Discors, Convivenza e conflitto nei quartieri di immigrazione, a cura di Ferruccio Pastore, Irene Ponzo, Carocci editore, 2012, Pagine 324.

La Criminalità Mafiosa Straniera in Italia, di Fabio Iadeluca, Curcio editore, 2012, Pagine 143.