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Il vagito del colosso

Se l’America sia o no un impero comincia a diventare un quesito stucchevole, da quanti ne scrivono e ne hanno scritto. Nel caso di Colossus: ascesa e declino dell’impero americano, dello storico Niall Ferguson, questa incertezza però non si pone. Per Ferguson non c’è dubbio che l’America sia un impero ma, d’altronde, neppure c’è da discutere a suo parere che lo sia stata l’Urss e che la Russia ne coltivi l’ambizione, che lo sia stata la Cina e che presto potrebbe tornare a esserlo, che lo vorrebbe diventare l’Unione europea, e che invece resterà al palo.

Il problema, sostiene Ferguson, non è se l’America sia o meno l’impero che è, e neppure che buona parte degli americani, dal vertice di Governo alla base più popolare, in buona parte non desideri ammettere che lo sia. Non c’è troppo impero che l’America stia esercitando su scala planetaria, ma al contrario ce n’è troppo poco, perché il mondo in transizione dall’equilibrio bipolare a un nuovo equilibrio forse multipolare, ma più probabilmente apolare, ne ha un acuto bisogno.

Bisogno di impero? Siamo matti, penseranno i più, in Italia, nella narcisista Europa, nell’isterico mondo islamico, nel frenetico Terzo e Quarto mondo. Se c’è qualcosa di cui si ha veramente necessità, recita il buon senso comune della maggioranza, è che gli americani la smettano di essere imperialisti e si rassegnino o a stare a casa, o ad assolvere a qualche selezionato compito di peacekeepingma solo quando e in quanto richiesto dall’Onu e dallo spirito multilaterale che è divenuto il Verbo dei nostri tempi.

Ma Ferguson non concorda e adduce molti motivi per cui vi è oggi l’esigenza di un impero, purché attivo creatore di sicurezza e dispensatore di democrazia. L’America di oggi ricorda molto da vicino l’impero britannico dell’epoca vittoriana, con una differenza fondamentale: il potere Usa non esce dai confini per restare, ma per imporre una soluzione e per andarsene. Soluzione a che? A conflitti endemici e dispotismi, a fame, guerre e conflitti endemici, a ricatti, massacri e olocausti.

Impero altruista, dunque? Per Ferguson la questione non sta qui, ma nel fatto che l’intenzione del potere imperiale sia assimilabile a quella di un prestatore di ultima istanza nel campo dell’economia e della finanza. Il mondo ne ha bisogno e non ne può fare a meno. Il potere imperiale britannico esercitato in modo illuminato aiutò l’India a uscire dalla fase feudale per entrare nel mondo moderno. Ma per fare questo dovette restare non qualche anno, come l’America in Afghanistan o in Iraq, ma molti decenni. Gli Stati Uniti hanno analogo dovere a Baghdad e Kabul, quello di aiutare a costruire democrazia e benessere, ma per fare questo ci vuole decisione, chiarezza di idee e, soprattutto, molto tempo.

È questo il fulcro del ragionamento di Ferguson, in ciò molto vicino alla posizione di Mandelbaum nel suo recente The Case for Goliath (di cui si è già scritto su AffarInternazionali). L’America, pur se male accettata e in buona parte essa stessa riluttante, deve essere un impero, ma un impero liberale, che presta la sua spada ai deboli e oppressi, porta libertà economica e politica, contribuisce al progresso democratico e poi, una volta realizzato, se ne torna come Cincinnato ad arare i campi al paesello.

Un altro motivo forte per auspicare un’America più determinata nell’assumersi una responsabilità imperiale dettata dal destino è che, ben lungi dall’essere prossimo l’emergere di nuovi imperi alternativi, come ad esempio la Cina, l’Europa o il tanto temuto Islam, assai più probabilmente si assisterà a una diminuzione generalizzata di potere in tutte le aree, con il rischio di giungere non a un nuovo mondo in più o meno precario equilibrio multipolare, ma a una situazione di paralisi apolare, dove nessun paese o blocco di paesi sarà capace di ricoprire il ruolo del vaso di ferro e ci saranno invece tanti vasi di coccio di valore strategico limitato o, addirittura, insignificante.

Di questo libro, lo storico Paul Kennedy, autore del celeberrimo Ascesa e caduta delle grandi potenze, ha scritto: “Ferguson ci provoca: l’America potrebbe essere un impero, ma gliene manca il coraggio”. La realtà potrebbe essere un po’ diversa: l’America è già un impero, ma forse gliene manca la voglia.

Niall Ferguson, Colossus – Ascesa e declino dell’impero americano, Mondadori 2006, pagg. 401, euro 20,00.