IAI

I Misteri di Cuba raccontati a fumetti

A seguito del maltrattamenti subiti dalla blogger pasionaria Yoany Sanchez e della semi-apertura verso la libertà di espatrio, negli ultimi giorni la lontanissima Cuba, con tutti i suoi misteri, le sue contraddizioni e ambiguità, è ritornata alla ribalta della cronaca nostrana.

I commenti su Facebook, specialmente riguardo al caso dell’arresto di Yoany Sanchez, testimoniano come esistano ancora due fronti contrapposti in relazione all’interpretazione storica della rivoluzione cubana e delle sue eredità. L’uno ne denuncia il sistema illiberale, di censura delle libertà e dell’informazione, l’altro, a dire il vero sempre più minoritario, ne esalta gli alti standard di vita conquistati (in riferimento principalmente al sistema sanitario ed educativo), superiori, in certi casi, anche ai paesi occidentali più progrediti.

Chi identifica il sistema politico cubano come una pura e semplice dittatura che, con la giustificazione della difesa dall’ingerenza americana, attua gravi restrizioni alle libertà fondamentali, imprigiona i dissidenti, vessa le voci indipendenti allo scopo di preservare il proprio potere, e chi, dall’altra parte, ribatte che “nessun sistema è perfetto”, “Cuba non si è ancora liberata dell’ombra americana ed è costretta a mantenere una legge militare” e che, dunque, ci si dovrebbe concentrare sulle eccelse statistiche sociali che la rivoluzione e Fidel hanno permesso di raggiungere.

Come detto, dopo 60 anni di potere incontrastato della famiglia Castro, la fazione dei simpatizzanti si è notevolmente alleggerita anche perché le nuove generazioni cubane, che non hanno vissuto sulla propria pelle gli eventi della rivolucion, sono (inevitabilmente?) attratte dalle (presunte) libertà occidentali, dai modelli consumistici, dal McDonald, dalla Coca Cola, dai grandi marchi automobilistici.

Per chi è interessato a capire che aria tiri davvero a Cuba, specie dopo l’abdicazione ufficiale di Fidel, consigliamo di recuperare due prodotti di graphic journalism dedicati completamente ai “misteri cubani”, pubblicati qui in Italia da Blackvelvet (www.blackvelveteditrice.com, del gruppo Giunti), nuova casa editrice che si sta ritagliando uno spazio importante nella narrazione a fumetti, anche impegnata, accanto a realtà già affermate come Cocconino o BeccoGiallo.

Entrambi i libri sono scritti e disegnati da un tedesco, il 42enne Reinhard Kleist, da sempre affascinato da ciò che rappresenta Cuba, anche per i racconti entusiastici dei tanti amici che l’hanno visitata in veste di turisti. Subito dopo le “dimissioni” di Fidel, Reinhard ha deciso di mettere da parte ogni esitazione e di coronare il sogno di vedere coi propri occhi l’isola e la gente che la popola in modo anche da raccogliere materiale utile per una biografia a fumetti (non autorizzata) dello stesso Fidel Castro. Alla fine, non è uscita fuori solo la biografia del Lider Maximo, ma anche lo stesso racconto del viaggio a Cuba, in particolare nella sua affascinante e coloratissima capitale L’Habana.

Al termine di entrambi i racconti, tuttavia, l’autore non è riuscito a dare un giudizio definitivo su ciò che ha visto, sentito, vissuto, registrato, interpretato e rielaborato (assieme alla mole di materiale e studi accumulati prima di partire). E non potrebbe essere altrimenti, data la complessità del campo d’analisi. In “Habana. Un Viaggio a Cuba”, uscito per prima, dopo 100 pagine di fumetti e splendidi affreschi, introdotti o accompagnati dalla voce e dal commento dello stesso autore, della vita quotidiana, di esplorazioni, di incontri, di visite, Reinahrd ammette, una volta che i suoi amici, al rientro, gli chiedono “allora, com’è il socialismo cubano?”, che gli è impossibile sbilanciarsi.

“Il sistema è, sulla carta, votato al bene dei suoi cittadini, alla resistenza contro l’imperialismo delle nazioni ricche, e alla lotta per quelli ideali che noi abbiamo già sostituito col consumismo. Devo, però, riconoscere di essere rimasto deluso, più di una volta, come questa lotta si rivolga spesso contro il popolo cubano. Molte cose che per me sono ovvie, scontate, per la maggior parte dei cubani sono irraggiungibili, molto difficili da ottenere”. Tanto da risolvere, alla fine del suo viaggio, l’apparente contraddizione delle numerose persone che gli hanno rivelato di voler andarsene via dall’isola, pur essendo ancora orgogliose della “rivoluzione”. Molte cose hanno comunque colpito positivamente l’autore, e sono proprio quelle esaltate dai sostenitori del “modello cubano”: il sistema sanitario e l’istruzione, l’impegno politico e lo spirito battagliero, le idee progressiste sulla produzione energetica, il modo di comunicare e interagire della gente.

Nel successivo “Castro”, oltre a rivisitare gli eventi salienti della “rivoluzione” e del potere castrista in 284 pagine animate (solo dal bianco e nero, stavolta), si giunge, e non poteva essere altrimenti, alle medesime conclusioni. Anche il ripercorrere la parabola politica del Lider Maximo si rivela, infatti, un viaggio appassionato, ma, certe volte, sconfortante, pieno di luci ed ombre, di contraddizioni immutabili che non porteranno mai ad una risposta univoca e definitiva.

Reinhard Kleist, Habana. Un Viaggio a Cuba , Black Velvet Editrice, 2011.

Reinhard Kleist, Castro, Black Velvet Editrice, 2012.