IAI

Hu Jintao, il sovrano silenzioso

Non ci sarà mai un momento migliore per leggere un libro su Hu Jintao. Alla fine del 18esimo Congresso del Partito comunista cinese è stato identificato come il leader di quarta generazione che ha perso di più dalla transizione, avendo rinunciato ai suoi tre incarichi istituzionali contemporaneamente. Tuttavia, anche se è troppo presto per giudicare i suoi dieci anni come segretario generale del partito e presidente della Repubblica popolare, e per quanto non sia mai stato un leader stravagante e carismatico, il suo impegno nel Partito comunista, per la causa nazionalista e per la giustizia sociale non può essere sottovalutato.

Kerry Brown lo chiama “il sovrano silenzioso”, facendone notare il desiderio di evitare ad ogni costo di ritrovarsi al centro dell’attenzione. Un atteggiamento che lo ha fatto rimanere a lungo uno sconosciuto, e che ha avvolto la sua politica in un alone di mistero.

Il fatto che Brown avesse previsto che l’uscita di scena di Hu Jintao nel 2012 avrebbe potuto essere completamente anonima aumenta la credibilità del suo lavoro. Dando per scontato che il presidente uscente sia stato la figura più influente della Cina contemporanea, l’autore crede nell’esistenza di un legame forte tra lui, la sua convinzione personale e il modo in cui la Cina si è sviluppata nello scorso decennio, e ha cercato di individuarlo.

Hu Jintao ha presieduto la Repubblica popolare in una fase molto importante della sua storia e ha guidato e influenzato una trasformazione che non ha precedenti: nel decennio della sua presidenza, infatti, la Cina è entrata nel Wto, è diventata la seconda economia mondiale, ha raggiunto gli obiettivi del millennio prima del previsto (ma continua ad avere una grossa fetta della popolazione che vive in condizioni di forte disagio) ed è anche diventata il leader delle nazioni inquinanti.

Ecco perché, per spiegare la personalità politica dell’uomo, l’autore si è concentrato sulla sua vita raccontando come Hu Jintao ha gestito gli incarichi che gli erano stati assegnati prima della presidenza del paese e, in particolare, il suo ruolo in occasione delle rivolte in Tibet del 1989 che impressionò positivamente l’allora segretario del partito Deng Xiaoping, cambiando per sempre il suo destino politico. Raccontando le evoluzioni del rapporto Deng-Hu, Brown aiuta anche i lettori a capire come funziona la famosissima guanxi e come vengono selezionati i politici cinesi.

Per valutare il suo decennio da leader, Brown analizza separatamente le performance del presidente uscente in politica interna, economia e politica estera. Si concentra infine anche su Hu nella sua veste di uomo politico, facendo soprattutto riferimento al suo orientamento relativo alla promozione delle riforme nel paese e della democrazia all’interno del Partito.

L’autore conclude che sarebbe sbagliato definire Hu Jintao un uomo poco influente e in qualche modo sottomesso ad altre personalità più influenti di lui, perché il modo in cui ha gestito le più grosse crisi dell’ultimo decennio – da Taiwan al Tibet, dalla politica internazionale a quelle legate allo sviluppo sociale ed economico interno – dimostrano che la voce più influente della Repubblica popolare nel terzo millennio è stata la sua.

Kerry Brown, Hu Jintao. China’s silent ruler, Singapore, World Scientific, 2012, xxv, 230 p., ISBN 978-981-4350-02-0.