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Gruppo dei Dieci – Ue: trasparenza, crescita e legittimazione democratica

La legittimità democratica delle iniziative dell’Unione europea ha bisogno di essere alimentata da una maggiore trasparenza nel rendere pubbliche e facilmente comprensibili ai cittadini le discussioni nelle e fra le Istituzioni comunitarie durante il percorso decisionale. Per il Gruppo dei Dieci, senza una maggiore trasparenza i cittadini europei continueranno a sentirsi esclusi dalla politica europea.

Su questa convinzione, si basa l’analisi del panel di esperti sintetizzata nel documento intitolato “Unione europea. Rigore, crescita, legittimazione democratica”. Per i dieci saggi, i problemi dell’Europa di oggi sono: misure anticrisi concordate nel 2009 e ormai datate, rigore nell’imporre il risanamento dei bilanci, informazione inadeguata dei cittadini sulle misure comunitarie per la crescita, scarsa partecipazione della società civile e della politica verso le elezioni del Parlamento europeo del 2014.

Nato per contribuire allo sviluppo di un’Unione europea più dinamica e forte, il Gruppo dei Dieci raccoglie personalità come Flavio Mondello, per decenni il rappresentante della Confindustria presso le Istituzioni comunitarie, Filippo Maria Pandolfi, ex ministro e commissario europeo, ambasciatori del valore di Piero Calamia e Luigi Vittorio Ferraris, ex alti funzionario europei come Gerardo Mombelli ed Enrico Vinci.

Il volumetto, 33.o della collana di Documenti del Gruppo, edito dall’Istituto Luigi Sturzo, passa in rassegna i principali provvedimenti Ue anticrisi, sulle cui linee guida il Consiglio europeo si esprime all’unanimità tenendo conto della posizione del Parlamento europeo. Lo studio poi approfondisce gli effetti del rigore imposto nel risanamento dei bilanci, che, a causa dell’eccessiva leva sul debito e sul deficit, avrebbe comportato l’utilizzo di elementi di flessibilità che, invece, per vari anni non sono stati applicati.

Una soluzione per accelerare la crescita, e con essa anche l’integrazione, potrebbe essere spingere la riforma dell’unione economica e monetaria, avviata nel 2009, oltre i limiti dell’austerity, specie nell’Eurozona. Come suggeriscono anche il Fondo Monetario Internazionale e l’Ocse, è necessaria una maggiore flessibilità nella riduzione del deficit e una politica monetaria più accomodante per dare il via ad una ripresa economica che rovesci l’inaccettabile trend di disoccupazione e disagio sociale.

Lo studio offre riflessioni e consigli su come promuovere la competitività, la crescita e l’occupazione nel Semestre europeo – il meccanismo di sorveglianza dei bilanci dei Paesi dell’Ue da parte delle Istituzioni comunitarie. Inoltre, il documento fornisce uno spaccato del mercato del lavoro europeo e degli sviluppi politici all’interno dell’Unione, recentemente messa in discussione dai movimenti euroscettici. A parere dei Dieci, l’Unione europea deve continuare a essere una “costruzione senza apartheid interne” e non semplicemente un progetto delle élites politiche. Per farlo è necessario un referendum popolare sulla nuova Europa.

Solo così l’Unione potrà recuperare la coesione e il consenso che rafforzeranno le sue capacità di esprimersi da attore primario nella dura competizione internazionale.

Achille Albonetti, Piero Calamia, et alii, Unione europea. Rigore, crescita, legittimazione democratica, Aracne Editrice, Roma, 2013.