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Gruppo dei Dieci: sicurezza, verso una Schengen della difesa

L’obiettivo in filigrana è la creazione di quella “Schengen della difesa” già auspicata, fra gli altri, dal ministro della Difesa Roberta Pinotti; l’idea è quella di affrontare in maniera tempestiva, trasversale e unitaria tutte le minacce che potrebbero incombere sull’Unione (siano esse tradizionali o non convenzionali, come quelle terroristiche d’ogni natura, dagli attacchi kamikaze agli avvelenamenti delle falde acquifere, ai cyberattacchi).

Questa la tela di fondo di “Unione Europea: strategia globale. Esteri, sicurezza, terrorismo”, 38° documento del Gruppo dei Dieci pubblicato questo novembre. Consesso di eminenti esperti di politica internazionale operanti sotto l’egida dell’Istituto Don Luigi Sturzo, il Gruppo è coordinato da Flavio Mondello, e composto da Flavia Nardelli, Enrico Pietromarchi, Rocco Cangelosi, Enrico Vinci, Virginio Rognoni, Filippo Maria Pandolfi, Luigi Paganetto, Gerardo Mombelli, Luigi Vittorio Ferraris, Carlo Dell’Aringa, Piero Calamia e Achille Albonetti.

Il tema è l’attivazione d’una strategia globale per sicurezza e difesa. Il 24 aprile, la Commissione europea presieduta da Jean-Claude Juncker aveva presentato alcune proposte per superare frammentazione e disomogeneità operative in materia di terrorismo fra gli Stati europei. Adesso si guarda oltre, sulla scorta della tabella di marcia programmatica stabilita al vertice di Bratislava di settembre.

Sono diverse le proposte contenute nel documento che meritano attenzione. Fra le altre:
Attuazione delle strategie già esistenti, come la Strategia della Sicurezza Cibernetica del 2013, quella della Sicurezza Energetica 2014, e ancora il Piano d’azione di dicembre 2015 sull’utilizzo delle armi da fuoco.

Valorizzazione del ruolo degli enti come l’Agenzia europea della Difesa, che nata circa 12 anni fadovrebbe ora diventare il fulcro del coordinamento delle azioni concertate fra gli Stati.

Meno burocrazia e più azione peri Gruppi Tattici dell’Unione, contingenti multinazionali di circa 1500 unità pronti a essere operativi sin dal 2005.

Potenziamento della sorveglianza alle frontiere marittime e terrestri tramite l’Agenzia di Guardie Coste e di Guardie frontiere dell’Unione, (dotata di propri dipendenti, circa mille, e attrezzature e del potere di adottare misure specificheper la sicurezza ai confini).

Miglioramento dello scambio di informazioni fra le agenzie di sicurezza e le forze di polizia europee, anche attraverso l’avvio del sistema di informazione e di autorizzazione ai viaggi (Etia) – che consta di controlli preventivi sulla documentazione d’identità e soggiorno. Per i casi sospetti di terrorismo o di falsificazione dei documenti, si prevedono inoltre controlli sui dati biometrici come immagini facciali e impronte digitali.

Prevenzione dei fenomeni di radicalizzazione e dei foreign fighters

Protezione di infrastrutture sensibili ad attacchi terroristici e rimpatrio dei migranti privi di visti.

Intensificazione dei controlli informatici sui flussi finanziari e sui trasferimenti dei fondi per posta per ostacolare l’afflusso di somme a sospetti terroristi.

Rafforzamento dei controlli doganali per la lotta al commercio di manufatti provenienti dalle zone occupate dalle organizzazioni terroristiche.

Collaborazione nella produzione di armamenti difensivi, coordinamento nelle esercitazioni militari e “creazione di capacità di difesa e sicurezza deipartner a nord, est, sud”.

Diversificazione delle fonti energetiche, intensificazione delle forniture provenienti dal corridoio del Mar Caspio e predisposizione di hub di gas liquidi nel nord del continente europeo.

Queste sono solo alcune delle misure previste.

In sintesi, il Gruppo dei Dieci sceglie di puntare sull’unità di intenti e sul coordinamento degli sforzi a 27 in materia di sicurezza e difesa nell’Europa del post Brexit. È una scommessa, dall’esito non scontato, soprattutto con la rimonta dell’euroscetticismo a rappresentare un potenziale spinta centrifuga, e del populismo a dipingere a tinte fosche l’immagine di un continente più integrato.

Maria Teresa Matulli è stagista per la comunicazione allo IAI.