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FULVIO CAMMARANO, Abbasso la guerra

L’entrata in guerra dell’Italia nel maggio del 1915 rappresenta nella memoria collettiva un diniego verso quel neutralismo di cui abbiamo sempre letto sui libri di scuola. Da questo assunto parte la ricerca alla base di questo volume storiografico: dare voce a tutte le realtà italiane che urlavano contro la guerra in quei grigi istanti prima del si.

La presente raccolta di studi a cura dello storico Fulvio Cammarano rappresenta una novità nell’indagine scientifica anche solo per il metodo estremamente innovativo con il quale affronta la tematica tutta italiana del neutralismo nella Prima guerra mondiale. Infatti, accanto ad una prima parte in cui si declina il termine nelle varie realtà sociali di quegli anni, si da spazio a una lunga trattazione in cui 37 storici analizzano 37 realtà italiane neutraliste. Si parla della gente comune e dell’impegno messo in atto per rimanere fuori da una guerra che non piaceva al popolo.

È un esperimento scientifico che segna un percorso non ancora battuto di ricerca sulla Prima guerra mondiale, volto ad unire la “storia delle idee” al contesto reale di quel dato momento storico.

All’alba della Prima guerra mondiale l’Italia sembrava propendere al neutralismo, quasi per inclinazione naturale data la storia e la posizione geografica. Per dieci mesi la strategia di neutralità portò, infatti, l’Italia ad essere percepita come il più importante Paese europeo tra quelli non entrati in guerra. Il neutralismo era visto come la possibilità di combinare esigenze e sensibilità diverse, giacché tale posizione era sentita come sovversiva rispetto al panorama politico internazionale ma al tempo stesso panacea per tutte le forze popolari “pericolose e bellicose”.

Eppure, la polemica sul come si dovesse fare l’Italia (polemica che ancora vive nella nostra cultura) innescò la disputa tra neutralisti e interventisti. Si andava creando, così, una resa dei conti interna che sembrava prescindere dalla reale natura della guerra. Alle battute finali vinse l’interventismo che, con l’ausilio di fascismo e dello stesso regime repubblicano, divenne baluardo di gran parte delle personalità politiche del tempo.

In questa cornice le piazze neutraliste appaiono deboli e sbiadite. Ciò ha un’inevitabile ricaduta negli studi storiografici che, forse inconsapevolmente, non tengono conto delle cifre del neutralismo.

Il volume si pone in totale controtendenza rispetto agli studi fino ad ora condotti su questa tematica. Infatti, di queste piazze emerge un dipinto tutt’altro che sbiadito. Basti pensare al fatto che a partire dal febbraio 1915 lo schieramento neutralista affronta quello interventista in numerosi conflitti “fisici” con esiti molto dolorosi. Dunque, è un neutralismo in atto negli ideali politici e in potenza nelle piazze e nella società civile di quel tempo.

Fulvio Cammarano, Abbasso la guerra. Neutralisti in piazza alla vigilia della Prima guerra mondiale in Italia.

Giulia Lamoratta è stagista per la comunicazione dello IAI.