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FABIO TURATO – Opinione pubblica e politica estera

Cosa è stata la politica estera italiana nell’epoca berlusconiana? Una leadership “pop”, accentrata e fortemente personalistica, basata essenzialmente sul carisma personale dell’ex premier, che non ha giovato alla rappresentazione dell’Italia nel mondo.

Il libro di Fabio Turato, docente di Relazioni internazionali all’università di Urbino, Opinione pubblica e politica estera, analizza il rapporto tra media, leadership e politica estera e i riflessi di tutto questo all’esterno: dalle imprese, alle Ong, dagli italiani nel mondo, alle Forze armate, dalla diplomazia alle banche. Un’analisi impietosa dei danni di dieci anni di berlusconismo (dal 2001 al 2011) sulle relazioni internazionali del nostro Paese.

Lo studio di Turato coglie l’essenza della personalizzazione della politica estera nella missione di stato a Tripoli del 2009 in occasione delle celebrazioni del primo anniversario del Trattato di amicizia italo-libico, con la dichiarazione della ‘personale amicizia’ tra l’ex premier e il leader libico Muammar Gheddafi, dove risulta evidente come “Il modello della diplomazia personale – spiega Turato – sembra funzionare più come mezzo per lo storytelling del leader, piuttosto che come fine per la politica estera nazionale.

L’autore, poi, confronta il disordinato attivismo della nostra politica estera in teatri geograficamente ‘vicini’, con il disinteresse verso aree geograficamente lontane ma ugualmente importanti: come, ad esempio, le mancate visite al quartier generale italiano in Afghanistan (unici assenti tra le grandi potenze militarmente impegnate), teatro troppo complesso, troppo pericoloso e troppo lontano dal nostro Paese, agli antipodi di quella che Turato definisce “la stravaganza della politica estera ‘pop’ che fa proprio della vicinanza personale lo strumento per veicolare il consenso politico. […] Il presidente del Consiglio depenna così l’Afghanistan dalle sue missioni di Stato. Il rischio di boomerang mediatico è troppo forte. Vi sono i morti, i feriti, i familiari. Difficoltà nel gestire l’informazione, più in generale”.

E proprio riguardo l’informazione, Turato analizza il filtraggio e lo storytelling effettuato dai vari mezzi di informazione, dai più tradizionali come la tv, ai più recenti – e in parte sottoutilizzati – social network, concentrandosi soprattutto sulla capacità tutta berlusconiana di saper orchestrare i vari strumenti a disposizione esaltando la sua leadership totalizzante: nella legislatura 2001-2006 cambiano quattro ministri degli esteri “creando non poca confusione negli omologhi stranieri – scrive Turato – che nello scorrere dei mesi vedono periodicamente cambiare il loro interlocutore”, mentre Berlusconi resta la stella polare della nostra politica internazionale, unico protagonista di un film senza comparse.

Ogni incontro internazionale diventa l’occasione per imporsi mediaticamente, con effetti boomerang disastrosi soprattutto da parte dei nostri partner internazionali: l’Italia perde in serietà, credibilità e affidabilità. La nostra presenza ai vertici diventa marginale fino a scomparire del tutto dalla lista degli invitati.

Fabio Turato, Opinione pubblica e politica estera. Leader, mass media e personalizzazione, Aracne, 2013, 260pp.