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Verso la difesa europea. Il nuovo ordine mondiale, di D. Moro

Verso la difesa europea. L’Europa e il nuovo ordine mondiale, di Domenico Moro, il Mulino, 2018, pag. 278, euro 23

Quando venne proposta l’istituzione di una Comunità europea di difesa (Ced), all’inizio degli Anni 50 del secolo scorso, i leader dei Paesi membri dell’allora Comunità europea del carbone e dell’acciaio (la Ceca) erano più che convinti che un passo del genere fosse doveroso, oltre che inevitabile, per un’Europa che si volesse definire davvero unita e che fosse soprattutto in grado di difendersi autonomamente da attacchi esterni. Non si aspettavano di certo che questo passo sarebbe stato uno dei più difficili da compiere nel processo di integrazione europea. Il progetto della Ced – che fallì soprattutto per il ripensamento della Francia – mise infatti in evidenza come l’unanimità in questo settore sarebbe stata molto complicata da ottenere.

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Da lì in poi i tentativi europei di costruire una difesa comune sono rimasti sempre piuttosto timidi e non sono mai decollati, tanto che questo progetto continua ancora oggi ad essere un argomento di grandissima attualità. Tuttavia, soprattutto negli ultimi anni, l’Unione europea ha fatto interessanti progressi nel campo della difesa: la cooperazione strutturata permanente (Pesco nell’acronimo inglese), i rapporti più stretti con la Nato,  e l’istituzione del Fondo europeo per la difesa – e quindi l’uso del bilancio Ue per promuovere ricerca e innovazione nel settore della difesa – sono solo alcuni esempi di questo salto in avanti.

Domenico Moro, federalista, attualmente membro del Consiglio direttivo del Centro studi sul federalismo di Torino, analizza nel suo volume l’impatto che hanno avuto le decisioni adottate di recente nel campo della difesa europea sul processo di unificazione dell’Europa, in un quadro politico globale che si fa sempre più instabile.

La necessità che l’Ue possa agire in modo univoco sul piano della difesa e dell’azione esterna deriva anche dal fatto che, nel contesto attuale, molte delle aree di instabilità geopolitica e di conflitti armati si trovano proprio alle porte dei confini europei: in Medio Oriente, nell’Africa settentrionale, ma anche nel vicinato orientale, in cui i ‘conflitti congelati’ sono ben lontani dal risolversi – come le cronache di questi giorni confermano -.

Altre riflessioni importanti del volume sono quelle che si concentrano sul multilateralismo, evidenziando la necessità di una capacità d’iniziativa più forte dell’Ue nella difesa per permetterle di fare fronte alal presenza ingombrante degli Stati Uniti,  e sul federalismo applicato alla politica estera. Questo ultimo aspetto in particolare incuriosisce l’autore, che approfondendo l’esperienza passata americana della ‘dual army’, immagina un processo analogo per il futuro della difesa comune europea.

I contributi iniziali di Federica Mogherini, alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, e del generale Vincenzo Camporini, vicepresidente dell’Istituto Affari Internazionali, sono un ulteriore arricchimento per la lettura, così come i documenti pubblicati in fondo al volume, tra i quali uno scritto di Altiero Spinelli: un documento distribuito ai tempi della ratifica della Ced, in cui il precursore e fautore dell’integrazione europea sottolineava l’importanza di questo progetto per il futuro dell’Europa.

Promuovere un dibattito pubblico su tutti questi temi è essenziale, secondo Moro, soprattutto per coinvolgere i cittadini in vista delle elezioni europee del 2019.

a cura di Ilaria Lang