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Cronache dal Vietnam d’Europa

Crocevia di pipelines, di interessi geostrategici e economici d’Oriente e d’Occidente, mai realmente libero dalla vicina Russia, pedina nel gioco eurasiatico e del magma etnico-religioso caucasico. Questa è la complessità della Cecenia, come fa notare Carlo Benedetti nel suo libro “Il rischio Cecenia”. Benedetti, giornalista, è stato a lungo corrispondente dell'”Unità” dall’Ungheria, dall’Unione Sovietica e poi, sempre dall’Urss, di “Liberazione”.

L’autore pone l’accento sulla complessità dello scrivere sulla Cecenia come autonoma realtà del Caucaso: non solo per la difficoltà di reperimento delle fonti, né solo per lo scarso appeal dell’argomento, vergognosamente trascurato dal nostro paese, ma anche e soprattutto per la difficoltà concreta che sussiste nel realizzare un tale studio. Infatti, “..un libro sulla Cecenia diventa inevitabilmente un libro sulla Russia”: egli analizza la guerra cecena e le sue devastazioni, ma volge a interrogarsi sulla Russia di oggi e elaborare futuri scenari possibili.

“La nuova Russia su che basi fonda la sua costruzione? Su quale modello?” – si chiede Benedetti – interrogativi epocali proprio perché la Russia di oggi non è ancora una democrazia compiuta. In ciò rientra il cosiddetto “nodo” ceceno che agita e sconvolge da tempo il Cremlino di Putin e tutta la società dell’ex Unione Sovietica. La politica di Putin, il “nuovo zar”, come lo definisce l’autore, lo ha costretto a cambiare numerose volte la direzione del testo in corso d’opera. E continua a cambiarlo, ogni volta che Putin ripensa alla sua politica, a ogni nuova direzione, manifestazione di simpatia, ogni volta che cambia colore al suo partito e al suo paese. Per questo, dice Benedetti “sono stato costretto, pur con onestà intellettuale, a più di una mediazione nel mio libro”.

La Cecenia è profondamente vittima di quelle mutazioni. Ancor più poiché al centro di una regione, quella caucasica, magma di etnie e di civiltà, volutamente dimenticata da un occidente più meno distratto e da una popolazione che fa pochi sforzi per normalizzare la situazione. Il ruolo e le responsabilità di Mosca, dell’Islam, dell’Occidente si riflettono su quel “Vietnam d’Europa”, come Benedetti definisce la Cecenia in un suo precedente lavoro, e nei sommovimenti in quelle regioni dell’Inguscetia e del Daghestan dove è in atto un processo di “cecenizzazione”.

Da un’iniziale attenta e critica analisi delle élite e della dirigenza sovietica che decisero per la Cecenia, Benedetti analizza a fondo gli elementi che resero e rendono il paese un “rischio”: l’ambiguità eurasiatica, il ruolo dell’islam, il nazionalismo e la figura di Putin, il “nuovo zar”, che grazie al suo carisma e all’ “occasione” del terrorismo internazionale, fa delle debolezze cecene strumenti di controllo da parte russa. Valido supporto alla comprensione delle diversità tra popolazioni tanto diverse che la globalizzazione non riesce a assimilare, il lavoro rispecchia l’eterno scontro tra slavofili e occidentalisti, smaschera la menzogna degli Urali come confine, fa luce sulla babele eurasiatica, causa di fragilità e di vuoto di direzione che si prestano a tragiche derive etnico-religiose e a strumentalizzazioni geostrategiche.

Carlo Benedetti, Il rischio Cecenia, Edizioni Edup, 2007.