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I conflitti in Siria e Libia. Di Natalino Ronzitti ed Elena Sciso

I conflitti in Siria e Libia. Possibili equilibri e le sfide al diritto internazionale, Natalino Ronzitti e Elena Sciso (a cura di), Giappichelli Editore, 2018, pagg. XVI-304, Euro 38,00. Il libro sarà presentato il 19 aprile alle 11.30 all’università Luiss Guido Carli (Aula Toti – Viale Romania 32), nel corso di un dibattito cui parteciperanno il professor Roberto Aliboni, il giornalista Alberto Negri, il presidente dello IAI Ferdinando Nelli Feroci e la professoressa Gabriella Venturini.

Può sembrare ardito scrivere contemporaneamente di Siria e Libia, ovvero esaminare due conflitti che hanno avuto luogo (e in parte sono tuttora in corso) in stati che non hanno in comune neppure una stessa frontiera geografica.

In conflitti in Siria e LibiaLe analogie sono molteplici. Basta citarne alcune. Innanzitutto i due stati sono collocati nel sud e sud-est del Mediterraneo dove più acuto è l’arco delle crisi e testimoniano l’incapacità di gestione delle crisi regionali da parte del sistema internazionale: non solo da parte degli stati, ma anche delle organizzazioni internazionali, a cominciare dalle Nazioni unite.

Siria e Libia costituiscono esempi negativi di esportazione della democrazia e dei tentativi delle cosiddette primavere arabe di rimuovere i regimi totalitari e costruire un ordine rispondente agli interessi delle popolazioni e improntato ai diritti dell’uomo. Mentre altri Paesi dell’area si sono assestati, magari con regimi autoritari, Siria e Libia hanno visto il caos, con rivoluzioni non riuscite, che hanno condotto i due Paesi sulla strada degli stati falliti.

Ma le analogie non finiscono qui. Le due crisi hanno rappresentato, e ancora rappresentano, una minaccia alla pace, cui si è cercato di far fronte attraverso l’intervento di stati estranei alla regione, che si sono stabilmente insediati nell’area, intervenendo a favore dell’uno o dell’altro contendente oppure per interessi completamente autonomi quando si tratta di stati confinanti. Tanto la crisi siriana che quella libica sono testimoni di un continuo esodo di profughi e di traffici di migranti, che provengono anche (Libia) da regioni lontane. Inoltre, la massiccia violazione dei diritti umani accomuna i due conflitti: uccisioni di civili, metodi di combattimento barbari, distruzione intenzionale di beni culturali. Né è da sottovalutare il ricorso al terrorismo internazionale ed ai tentativi dell’Isis di proclamare il Califfato non solo in Siria, ma anche il Libia.

I due conflitti presentano spunti interessanti anche per quanto riguarda le armi di distruzione di massa, in particolare le armi chimiche. La Siria ha aderito alla Convenzione sulla proibizione delle armi chimiche grazie all’intervento di Russia e Stati Uniti e alla successiva adozione di una risoluzione del Consiglio di Sicurezza. Percorso che era già Stato effettuato dalla Libia, dove tuttavia restavano alcune armi chimiche che sono state distrutte solo recentemente.

Infine i due conflitti testimoniano l’impotenza della giustizia penale internazionale a punire coloro che si sono macchiati di gravi crimini. I meccanismi individuati non hanno prodotto finora effetti rilevanti. Ma la questione resta aperta.

I due conflitti consentono un’analisi comparata sia sotto il profilo del diritto internazionale sia sotto quello delle relazioni internazionali. Il volume si apre con un focus su Siria e Libia nel contesto della crisi del sud del Mediterraneo, che permette poi di tirare le fila per un discorso sull’incapacità di costruire un nuovo ordine diretto a far fronte alle crisi regionali. In tale contesto viene pure in considerazione la paralisi del Consiglio di Sicurezza, non solo per quanto riguarda la Siria, ma anche (in parte) la Libia.

Le questioni di diritto internazionale umanitario sono esaminate sotto vari profili, incluso il ricorso alle armi chimiche e la repressione dei crimini internazionali. La problematica dei migranti solleva molteplici problemi, tutti adeguatamente presi in considerazione: questioni umanitarie, repressione dei traffici illeciti, accordi (anche del Governo italiano) con uno Stato fallito e entità non statali. Il conflitto in Siria ha consentito al nazionalismo curdo di riemergere, specialmente con il contributo dato alla lotta contro l’Isis. La questione dell’integrità territoriale e del pericolo del collasso dell’unità statale interessano tanto la Siria quanto la Libia.

Altro punto da rimarcare riguarda la legittima difesa. I ripetuti e massicci interventi contro l’Isis hanno posto in rilievo come ormai la legittima difesa, anche nella sua dimensione di legittima difesa collettiva, possa essere esercitata non solo contro uno Stato, ma anche contro un attore non statale stanziato in territorio altrui.  Il diritto internazionale è Stato messo a dura prova dalle due crisi, che inducono a valutarne criticamente ruolo ed efficacia. Lo stesso dicasi per l’incapacità di individuare nuovi modelli di ordine internazionale a livello regionale.

Il volume, che prende in considerazione le vicende fino alla fine del 2017 e raccoglie contributi di giuristi, studiosi di relazioni internazionali e diplomatici, dovrebbe aiutare a trovare risposte adeguate.