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Comunicazione, percorso ricerca di Lella Mazzoli

‘La comunicazione come vocazione. Riflessioni dedicate al percorso di ricerca di Lella Mazzoli’, Giovanni Boccia Artieri et al., Franco Angeli, Milano, 2019, pp. 150, € 33,00.

Ripercorriamo la ricerca di Lella Mazzoli, che per anni ha osservato la relazione tra la tecnologia e il rapporto dell’individuo con la società. Ordinario di Sociologia della Comunicazione e di Comunicazione d’Impresa nei corsi di laurea del Dipartimento di Scienze della Comunicazione e Discipline Umanistiche, che ha diretto, dell’Università di Urbino Carlo Bo, è direttrice dell’Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino.

lella-mazzoli-comunicazione-come-vocazione La comunicazione come vocazione. Riflessioni dedicate al percorso di ricerca di Lella Mazzoli’  si propone di indagare gli effetti sociali della tecnologia sulle società e sugli individui che le compongono, facendo leva sulla cibernetica di secondo ordine che ha segnato un punto di svolta. Partendo da un confronto tra intelligenza artificiale e tecnologie computazionali e telematiche, si arriva allo sviluppo di Internet e dei social media.

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“La comunicazione viene riconosciuta e proposta come prospettiva cruciale per l’osservazione del rapporto tra individuo e società specifica della sociologia e diventa programma di ricerca, che si dipana lungo molteplici direttrici e si attualizza in diversi campi”. Sin dagli Anni Ottanta Lella Mazzoli ha concentrato la propria ricerca facendo prima l’analisi dell’ingresso delle tecnologie informatiche e telematiche in generale nelle amministrazioni, soprattutto pubbliche a livello locale, e più in particolare nelle organizzazioni sanitarie; e in seguito focalizzandosi sull’impatto che tali tecnologie hanno avuto nel rapporto tra cittadini – pazienti e professionisti – e amministrazione pubblica.

Questo suo impegno nell’osservare le ambiguità in cui si collocano le tecnologie rispetto al rapporto tra la società e gli individui è scaturito dalla voglia di rendere chiaro il concetto secondo cui, se da un lato esse “vengono considerate come strumenti di selezione e riduzione della complessità”, dall’altro “complessificando ulteriormente la comunicazione, e obbligando quest’ultima ad adattarsi alle modalità specifiche del linguaggio che è proprio dell’artificiale, sembrano destinate ad indebolire le componenti proprie della persona umana e della sua vita di relazione”. 

Sonia Nardinocchi