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Commissione Onu, Yazidi: è genocidio

Il 3 agosto del 2014 le forze dell’autoproclamatosi “stato islamico” penetravano nel territorio del Sinjar, nel nord dell’Iraq, a pochi chilometri dal confine siriano. Nella zona abitavano circa 400 mila yazidi. Le truppe dello “stato islamico”si sono fatte strada saccheggiando i villaggi e trucidando chiunque opponesse resistenza, separando le famiglie, selezionando le donne e i bambini da destinare alla schiavitù – anche sessuale – per poi deportarne migliaia. Si stima che più di 3 200 yazidi siano ancora prigionieri, per la maggior parte in Siria.

Quello che è stato fatto agli yazidi – ed accade tutt’ora – è stato ufficialmente riconosciuto come genocidio dalla Commissione di indagine istituita dal Consiglio per i Diritti Umani dell’Onu. Il suo report “They came to Destroy”: ISIS Crimes Against the Yazidis” afferma l’applicabilità dell’Articolo 2 della convenzione per la Prevenzione e la Repressione del Crimine di Genocidio del 1948, di cui anche Siria e Iraq sono parte. La condotta delle forze dello “stato islamico” presenta infatti una brutale, precisa ratio di sterminio degli yazidi in quanto gruppo etnico: condizione, questa, necessaria per la sussunzione della fattispecie genocidaria.

Considerati “kuffar”, infedeli, dallo “stato islamico”, gli yazidi professano infatti un credo che presenta forme di sincretismo con cristianesimo ed ebraismo; parlano il curdo, evitano i matrimoni misti. Costituiscono un’etnia a sé stante, il cui eradicamento è stato un obiettivo pianificato e sistematicamente posto in essere. Gli atti compiuti dalle forze dello “stato islamico”rientrano dunque pienamente nella definizione di genocidio fornita dalla Convenzione: esecuzioni sommarie, gravi lesioni all’integrità fisica e morale, imposizioni di condizioni di vita aberranti, schiavizzazione e stupri delle donne e ragazze yazide, separazione forzata delle famiglie, ed in particolare, dei bambini.

Il report è stato redatto sulla base delle testimonianze di circa 45 fra operatori medici e umanitari, attivisti, giornalisti e sopravvissuti. Giunge a ufficializzare ciò che nella realtà dei fatti e nelle voci di testimoni e commissari, era chiaro da tempo: a maggio 2016 era stata depositata presso il Senato una mozione che chiedeva il riconoscimento del genocidio yazida, sulla base delle testimonianze dei sopravvissuti. Fra di essi, Nadia Murad, che ne aveva raccontato durante il Festival dei Diritti Umani 2016. E a usare il termine genocidio yazida era già stata, a giugno, la Commissione d’inchiesta sulla Siria.

Urge l’azione, che potrebbe (dovrebbe) giungere con il riconoscimento dell’applicabilità della Convenzione. La Commissione evidenzia gli obblighi a carico degli Stati parte, rinnovando al contempo l’appello per il Consiglio di Sicurezza di deferire il caso alla Corte Penale Internazionale o di costituire un tribunale ad hoc che abbia giurisdizione sul caso; al contrario, i crimini dello “stato islamico” contro gli yazidi dovrebbero essere giudicati in primo grado da una corte nazionale. Sarebbe essenziale che gli stati conivolti – Iraq e Siria – implementassero le norme su genocidio e crimini contro l’umanità.

Report, They came to destroy: ISIS Crimes Against the Yazidis.

Maria Teresa Matulli è stagista per la comunicazione dello IAI.