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CECILIA BRIGHI, Le sfide di Aung San Suu Kyi per la nuova Birmania

Negli ultimi anni, le speranze di democratizzazione dell’Asia sono passate per le strade di Rangoon, ex capitale e città principale di Myanmar. La Birmania rappresenta un esempio positivo dello sviluppo della democrazia nel Sudest Asiatico, ma allo stesso tempo simboleggia le contraddizioni e le mancanze nella governance democratica di quella regione del mondo. Cecilia Brighi accompagna il lettore alla scoperta delle vicende politiche di Aung San SuuKyi, premio Nobel per la pace, la quale è riuscita a spingere il suo Paese, guidato per ben cinquant’anni da un ferreo regime militare, sulla strada della democrazia e dello Stato di Diritto.

La Brighi descrive la Birmania come un “Paese patchwork”, mosaico di innumerevoli etnie come tanti Stati coloniali della zona, e racconta come tale mosaico abbia agevolato la conquista inglese di Myanmar, tramite la strategia del “divide et impera.” Dopo aver raggiunto l’indipendenza dall’impero britannico, la divisione su linee etnico-religiose e ideologiche si è rivelata più forte della coesione nazionale, alimentando sconti e portando all’istituzione di ben due dittature militari, nel 1962 e nel 1989. In questo scenario politico inizia l’epopea di Aung San SuuKyi, la Lady o “Nostra Signora”, come viene chiamata dai suoi sostenitori. La lotta di San SuuKyi contro la dittatura passa per anni lunghi e travagliati, attraverso decenni di prigionia, la repressione della “Rivoluzione Zafferano” e la costituzione “farsa” del 2008, la quale continua a dare un potere spropositato alla giunta militare.

Le elezioni politiche del 2010 sono state certo caratterizzate da brogli e assenza di trasparenza. Nonostante ciò il National League for Democracy (Nld) guidato da San SuuKyi ha registrato una vittoria schiacciante sul partito governativo storico, l’Union Solidarity and Development Party (Usdp), risultato nel quale la Brighi riscontra un’infrenabile “voglia di democrazia”.

La vittoria della Nld rappresenta un passaggio importante verso la democratizzazione del sistema, ma la memoria delle elezioni del 1990, quando i militari non accettarono la sconfitta elettorale, era ancora nitida e lasciava spazio a dubbi. Tuttavia, il successo della Nld è stato bissato e rafforzato nelle elezioni del novembre 2015, quando San SuuKyi ha ottenuto l’80% dei voti. Si noti che il risultato non implica che la Nld controlli i quattro quinti del parlamento, visto che i militari detengono per legge il 25% dei seggi.

Le nuove sfide politiche della leader birmana, la quale è stata nominata Consigliere di Stato per via del divieto costituzionale che le impedisce di ricoprire la carica di presidente, includono l’inclusione delle minoranze musulmane (fortemente osteggiate da organizzazioni buddhiste come Ma BaTha) nel processo politico e una revisione costituzionale che tolga il potere effettivo dalle mani delle forze armate. Riconciliazione del Paese, pacificazione e federalismo sono stati infatti al centro dei discorsi di Aung San SuuKyi nella “21st Century Panglong Peace Conference”. Nonostante le sfide rimaste, il trionfo politico della Lady rappresenta una grande speranza per futuri miglioramenti.

La Brighi mantiene un taglio realista senza lasciarsi prendere dall’entusiasmo degli ultimi eventi. L’apertura politica ed economica della Birmania verso la democrazia rimane, infatti, un processo sicuramente complesso e pieno d’incognite. Rangoon ha dovuto affrontare sfide interne quali il dilaniante conflitto etnico, l’esorbitante numero di prigionieri politici, la mancanza di libertà fondamentali e la persistenza di piaghe sociali quali l’uso di oppio e metamfetamine e il lavoro forzato, spina dorsale dell’economia.

Allo stesso tempo, il nuovo regime semi-civile è stato chiamato a riallacciare i rapporti con la comunità internazionale, riducendo il tradizionale rapporto privilegiato che i militari mantenevano con la Cina, per ottenere la fine delle sanzioni imposte su suggerimento dell’International Labour Organization (Ilo) per condannare l’uso del lavoro forzato.

Di particolare importanza per l’associazione “Italia-Birmania Insieme” che sponsorizza il libro è la transizione nelle relazioni tra Unione europea e Birmania. Dopo l’imposizione di sanzioni nel 1990, e il rafforzamento delle stesse dopo le repressioni del 1996 e del 2007, con la nuova fase di transizione tali sanzioni sono state sospese, e sostituite da un robusto programma di cooperazione politica ed economica volto a promuovere il rispetto di standard lavorativi e della governance democratica.

Il ruolo dell’Ue come organismo promotore di democrazia e diritti umani viene messo alla prova anche in Birmania, sia all’interno del processo EU-Asem che degli accordi bilaterali tra Bruxelles e Rangoon. Mentre per decenni la Cina era l’unico partner finanziario della Birmania, negli ultimi anni è avvenuta una differenziazione degli investimenti esteri: oggi i maggiori investitori nel Paese sono la Cina, gli Usa, Tailandia, Singapore, Israele e l’Ue. La Birmania è diventata “il cuore dell’Asia”: non a caso il Paese occupa una posizione strategica fondamentale per lo sviluppo delle grandi reti commerciali e di comunicazione asiatiche. La Birmania si trova sull’asse viario di uno dei sei bracci principali della nuova via della seta, il principale progetto di infrastrutture dell’Asia.

Il libro offre un interessante racconto della lunga lotta birmana per la democrazia. Senza lasciarsi trascinare dall’entusiasmo, Cecilia Brighi fornisce anche un lucido quadro delle sfide rimaste, sapendo bene che il processo è tutt’altro che completo. Al termine del libro si trovano tre appendici che riassumono il quadro di riferimento istituzionale – il corpo delle leggi che regola le trasformazioni sopra citate –, i dati statistici e geografici fondamentali del paese, e una lista di siti e referenze. Le appendici rendono l’opera un utile strumento di referenza per ulteriori ricerche. Scritto in un linguaggio accessibile al lettore comune, ma con contenuti che possono risultare appetibili ad affaristi, insegnanti e politici italiani, “Le sfide di Aung Saan SuuKyi per la nuova Birmania” rivela l’immagine di un Paese in trasformazione con grandi promesse.

Le sfide di Aung San SuuKyi per la nuova Birmania, di Cecilia Brighi, Eurilink, p. 261, 18 euro.