IAI

Caro Gerardo. Ricordo di un intellettuale europeo

Caro Gerardo. Ricordo di un intellettuale europeo, a cura di Livia Mombelli e Massimo Teodori, Rubbettino 2018, pag 104, euro 13.

Primo segretario generale dell’Istituto Affari Internazionali, dalla fondazione al 1969, ma soprattutto un autentico intellettuale europeo. Questo era Gerardo Mombelli, scomparso nel 2017 e ricordato in un volume che, per volontà della moglie Mirella e delle figlie Giulia e Livia, raccoglie gli interventi di saluto pronunciati da amici e colleghi nella commemorazione dell’ottobre 2017 promossa dalla Rappresentanza della Commissione europea a Roma e svoltasi allo Spazio Europa. Il libro, oltre che da Livia Mombelli, è curato da Massimo Teodori, che di Gerardo fu amico fraterno.

Dell’integrazione europea, Gerardo Mombelli è stato protagonista per tutta la sua vita: convinto europeista, funzionario a Bruxelles e a Roma, analista e studioso. Nato a Milano nel 1936, Mombelli inizia a interessarsi di politica mentre frequenta la facoltà di Giurisprudenza di Pavia, dove diventa presidente dell’Unione goliardica italiana e dell’Unione degli Studenti italiani. Dopo esperienze nel giornalismo, diventa segretario generale dello IAI, lavorando a fianco di Altiero Spinelli.

Da lì decolla l’impegno europeo: nel 1969, è nel gruppo del portavoce della Commissione a Bruxelles; poi è capo di gabinetto del commissario europeo alla Cultura e all’Ambiente Carlo Ripa di Meana;  infine, è direttore dell’Ufficio di Rappresentanza in Italia della Commissione.

Un funzionario europeo, dunque, ma mai un burocrate: un campione di quella generazione che, uscita dalla Seconda Guerra Mondiale, intraprese la costruzione di un’Europa unita sotto gli stessi valori e ideali. Valori che gli europei di oggi sembrano avere dimenticato, ma che in realtà – come scrivono moglie e figlie di Mombelli – sono ancora vivi e presenti nel patrimonio culturale europeo proprio grazie agli uomini di quella generazione.

Oltre ai commossi ricordi di familiari, amici e colleghi – tra cui un contributo di Ripa di Meana, uno degli ultimi scrittii dell’uomo politico scomparso lo scorso anno -, il volume contiene una riflessione di Mombelli, “L’Europa di oggi”. Il breve saggio analizza come il modello di integrazione funzionalista di Jean Monnet – in cui l’integrazione economica aveva la precedenza su quella politica – abbia prevalso sul progetto di Europa federale auspicato da Spinelli nel Manifesto di Ventotene.

Per Mombelli, però, l’integrazione passa necessariamente per il consenso popolare, mentre al giorno d’oggi l’opinione pubblica è sensibile alle sirene di populisti e nazionalisti e anche le élites cosmopolite si riscoprono sovraniste, per colpa pure della politica di comunicazione culturale inadeguata di Bruxelles – Jacques Delors, con cui Gerardo Mombelli aveva lavorato, era stato l’unico a muoversi in tal senso.

Qual è dunque la soluzione ai problemi di integrazione causati da un’eccessiva attenzione agli interessi economici a discapito della costruzione di un’autentica unità politica? Mombelli propone la stessa soluzione di cui aveva parlato in Né Centauro né chimera, un libro scritto a quattro mani con Antonio Armellini, ambasciatore e in gioventù portavoce di Spinelli alla Commissione. Bisogna prendere atto che l’Unione europea è composta da due gruppi con diverse priorità: un’Europa del mercato unico, che comprende tutti gli Stati membri, e un nucleo più ristretto di Paesi che vorrebbero allacciare fra di loro legami politici più stretti. È dunque necessario, per Mombelli, riconoscere questa realtà per avviare una nuova dinamica di relazioni tra Stati membri, che riesca a “risvegliare l’Europa dormiente”.

Eleonora Febbe