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ANTONIO ARMELLINI e GERARDO MOMBELLI – Né Centauro né Chimera

Alla vigilia del 60° anniversario dei Trattati di Roma e alle prese con una delle più profonde crisi che abbiano toccato l’Unione Europea risulta estremamente utile ripercorrere il cammino compiuto fino ad oggi, ripensare le radici del processo di integrazione e, magari, aggiungerci anche qualche proposta per uscire dal tunnel.

È quanto hanno cercato di fare due grandi esperti (ed appassionati) di questioni europee, Antonio Armellini e Gerardo Mombelli, con un pamphlet uscito recentemente e presentato qualche giorno fa alla Biblioteca del Senato. Il titolo, “Né Centauro né Chimera. Modesta proposta per un’Europa Plurale” (Marsilio editore, 2016), ci riporta alla mitologia greca, ma in realtà il volumetto non ha l’ambizione di rifarsi a figure mitologiche per descrivere il presente; piuttosto cerca di fare chiarezza su una storia europea ancora abbastanza breve, ma piena di ambiguità fin dal suo inizio.

Da questo punto di vista è davvero molto efficace la ricostruzione del cammino europeo, stretto fra spinte federaliste (l’Europa di Altiero Spinelli) ed intergovernative (l’Europa di Margaret Thatcher) e mai in grado di scegliere con certezza l’una o l’altra strada. Gli autori, questo cammino, lo dividono in tre fasi più o meno legate alle maggiori modifiche istituzionali: la prima dal 1951 al 1985 (Atto Unico), la seconda fino al 2004 (alla vigilia del fallito Trattato Costituzionale), la terza dal 2005 al 2016 (la redazione del Trattato di Lisbona e la sua messa in pratica). Tutte le suddivisioni hanno elementi di soggettività con riferimento ai parametri che si scelgono. Se ad esempio le fasi dell’integrazione europea vengono viste con un occhio di riguardo ai grandi mutamenti geopolitici internazionali, le date di riferimento parzialmente cambiano.

Si va allora dal 1951 al 1991 con la fine dell’Urss e la firma del Trattato di Maastricht; la seconda fase invece comprende tutti gli eventi e le riforma istituzionali dell’Ue fino al 2016. Da qui in poi prende avvio la terza fase dovuta ad alcuni fatti sostanziali: il principale è certamente la Brexit, che per la prima volta manda il messaggio agli europei e al mondo che l’Ue non è irreversibile (compreso magari l’Euro). Il secondo fatto riguarda l’elezione di Trump, la cui visione politica ci riporta a relazioni internazionali bilaterali basate sul principio di equilibrio fra poteri nazionali, esattamente il contrario del concetto di integrazione che sta alla base dell’Ue. Infine la crescita di grandi attori nazionali in competizione multipolare, dalla Russia alla Cina all’India, cui l’Ue non riesce a contrapporre una convincente capacità di confronto unitario.

Tutti questi elementi si ritrovano anche nel libro in questione e gli autori riconoscono fin dalle prime pagine che esiste davvero una questione europea sia sul piano della percezione interna sia su quello del suo ruolo nel mondo. Di qui l’urgente necessità di proporre delle ricette che pongano rimedio a questo scollamento nel consenso popolare e politico interno e nella capacità di porsi come attore internazionale. Gli autori danno per scontato che il funzionalismo monnettiano e la proposta federalista non riescono ad assicurare una spinta propulsiva, anche perché si è un po’ perso per strada lo spirito che aveva animato quei due movimenti.

La prima cosa da fare è quindi quella di ridefinire la “finalitè” dell’Ue: è indispensabile tornare a quel messaggio iniziale “restituendo al progetto ciò che gli appartiene: sviluppo, mercato, sicurezza e diritti, ma soprattutto un’idea di civiltà propria dell’Europa”. Ma poiché sarà impossibile convincere tutti i 27 stati membri a seguire l’insieme di queste finalità è meglio pensare a due Europe piuttosto che bloccare quella che ancora oggi sopravvive. Qui Armellini e Mombelli entrano provocatoriamente in un terreno minato, che è quello di un diverso assetto istituzionale da dare all’Ue. La proposta di due Europe, anzi tre poichè sullo sfondo ve ne è una allargata che in qualche modo copre il territorio del Consiglio di Europa (Coudenhove-Kalergi), non è un discorso nuovo e in qualche misura ci riporta al tema dei cerchi concentrici o in analisi estrema di “Kerne Europa” della coppia Lammers/Schauble.

Nell’ottica del libro nella prima Europa, sempre più stretta, vi sono differenziazioni e flessibilità, pur nella condivisione di un’integrazione maggiore (l’Europa alla Spinelli), mentre nella seconda prevale l’approccio intergovernativo. Sembra facile e razionale, detto così, e infatti i due autori respingono le tentazioni “del barocchismo” nei rapporti fra queste due Europe e pure nei confronti della terza, quella più larga. Ci sia permesso di dubitarne per almeno tre motivi. Il primo è quello della governabilità di questi tre cerchi, per di più differenziati e con diverse velocità al loro interno: chi ne occupa? Difficile pensare che il comando torni alla Commissione o a qualche figura del Consiglio europeo: il mix non può che essere estremamente barocco. La seconda questione è quella della legittimità: anche qui è da dubitare che una seconda camera “degli Stati”, come proposto, sia una soluzione sufficiente. Gli autori si rendono perfettamente conto che si deve costruire uno spazio politico europeo. Ma dove sono le forze politiche capaci di farlo?

Infine, il terzo ostacolo è che per costruire questa nuova Europa è più che mai necessario riformare i Trattati. Ora, se ci imbarchiamo in una ulteriore riforma rischiamo di non riuscire a riconquistare il sostegno delle popolazioni europee. Oggi c’è bisogno di politiche e di obiettivi di grande respiro per riavere un sostegno maggioritario sul futuro dell’Ue. Nel breve periodo, poi, nessuno si muoverà durante il round delle elezioni olandesi, francese e tedesche (e magari italiane). Tanto per ribadire dove si concentra l’interesse della gente e della politica. Ma in ogni caso questo bello sforzo di sfida di Armellini e Mombelli va nella giusta direzione. Rianimare il dibattito.

Antonio Armellini, Gerardo Mombelli, Né Centauro né Chimera. Modesta proposta per un’Europa plurale , Marsilio Editore, 2016, pp. 96, 1° ed.