IAI

ALBERTO ZANCONATO L’Iran oltre l’Iran

Alberto Zanconato, corrispondente dell’Ansa dall’Iran per circa tredici anni, è autore di un affascinante racconto su questo importante Stato del Medio Oriente, nei confronti del quale ha sempre avuto il privilegio di essere spettatore e attore al tempo stesso. I suoi occhi non sono quelli di un comune osservatore occidentale, ma quelli di chi ha vissuto in prima persona i mutamenti culturali che hanno reso il Paese protagonista della scena internazionale. Oggi, alla luce dei nuovi accordi economico-politici transnazionali, ha ancora più senso conoscere da vicino questa realtà e il volume “L’Iran oltre l’Iran” semplifica in modo egregio l’arduo compito.

Agli occhi dell’opinione pubblica l’Iran sta vivendo una stagione di rinascita grazie soprattutto all’attuale presidente Hassan Rouhani, che, assumendo l’etichetta di “buon presidente”, è interessato a rendere questo Paese il portabandiera della pace nella regione. Tuttavia, sembra essersi perso nella memoria il fatto che per anni l’Iran è stato una fonte internazionale di violenza e terrore per l’intera regione mediorientale.

A questo pensa Zanconato quando lo definisce “il Paese che voleva distruggere Israele”, mettendo in guardia tutti i presunti analisti che inneggiano ancora oggi alla “gioventù occidentalizzata” che traghetterà questo Stato verso mari lontani dalla dittatura. L’Iran è per definizione un Paese complesso che vive di contraddizioni che vietano di etichettare questa realtà come contemporanea e dunque occidentale.

L’Iran va immaginato come un mondo perfettamente bipolare, in cui vivono in modo armonioso due anime opposte. Da un lato ci sono i giardini di Teheran, dove l’amore animista per la natura si fonde con un cielo di un azzurro così intenso come mai sarà nessun cielo dei Paesi occidentali. Le famiglie, i pic-nic, i ragazzi che giocano, i campeggi all’aperto: questi sono i rumori di una città che veste gli abiti di una metropoli.

Dall’altro, invece, ci sono le forche di Teheran: a nord della città, tra le montagne, nel settembre del 2002 si assiste inermi all’impiccagione pubblica di tre uomini. L’aria è ferma, quasi tesa, e questa volta il rumore che avvolge la città è proprio l’assenza di rumore, resa ancor più densa dal sospiro trattenuto da tutti i macabri spettatori. È proprio osservando queste due anime che Zanconato si è innamorato dell’Iran.

Capire questo Paese vuol dire scrollarsi di dosso il preconcetto che tutto ciò che accade all’interno sia mosso da motivi religiosi. Infatti, l’autore ribadisce a più riprese che è un errore considerare come unico fattore di divergenza tra l’Occidente e il Medio Oriente l’Islam. Ci sono molti e più sostanziali elementi che incidono in modo più decisivo sulla facies di questo Stato. Ne è esempio principe la famiglia: il clan familiare è il punto di riferimento per ogni iraniano. Ed è stato proprio questo tratto culturale di matrice tradizionale, improntato alla difesa del concetto di famiglia, a fare fallire il processo d’islamizzazione radicale che, invece, si è propagato in tutti i paesi limitrofi.

Quando si parla di Iran non si possono non raccontare le complicate vicende politiche che hanno caratterizzato lo scontro tra favorevoli e contrari alla Repubblica islamica. Anche qui è doveroso evitare di applicare la definizione di ‘falchi e colombe’, che ben si addice ai soli governi occidentali. L’analisi di Zanconato sulle vicende politiche interne al Paese offre una possibilità del tutto unica di comprendere il rapporto tra potere e Islam e la difficile relazione con il mondo Occidentale. La panoramica che leggiamo in questo volume è estremamente coinvolgente perché vissuta direttamente dall’autore: uno scenario avvincente che catapulta il lettore in una realtà esotica apparentemente lontana.

Alberto Zanconato, L’Iran oltre l’Iran. Realtà e miti di un Paese visto da dentro, Lit. Edizioni, 2016, pp. 7-139.

Giulia Lamoratta è stagista per la comunicazione dello IAI.