IAI

L’Affaire Soros, il ‘diavolo laico’ dei social, di L. Ciarrocca

L’Affaire Soros, il nemico numero uno dei sovranisti e della destra antisemita, protagonista della finanza globale, di Luca Ciarrocca, Chiarelettere editore, 2019, pag 272.

“George Soros è stato accusato, non senza fondamento, di essere responsabile di crisi economiche e di tracolli valutari”, scrive Luca Ciarrocca nelle prime pagine del suo libro. Fin dagli Anni Novanta, Soros avrebbe aiutato a finanziare rivolte di piazza, tra cui quella contro il presidente Slobodan Milosevic in Serbia. E in questi anni ci sarebbe lui dietro i venti anti-istituzionali che volta a volta soffiano sulla Repubblica Ceca e in Slovacchia; e prima ancora dietro la “rivoluzione arancione”, il movimento di protesta sviluppatosi in Ucraina in occasione delle elezioni presidenziali del 2004; o la “rivoluzione delle rose” del 2003 in Georgia conclusasi con la sconfitta del presidente Eduard Shevardnadze. La sua mano si sarebbe avvertita anche in varia Repubbliche della ex Jugoslavia.

Soros - CiarroccaIl libro-inchiesta ‘L’Affaire Soros, il nemico numero uno dei sovranisti e della destra antisemita, protagonista della finanza globale’ intende documentare l’intera storia di George Soros in quanto uomo, finanziere, speculatore, filantropo, attivista politico, “nemico numero uno” di tutti i teorici del complottismo. Luca Ciarrocca è imprenditore del web, giornalista e scrittore e ha lavorato a New York per importanti testate. Nel 1999 ha fondato ‘Wall Street Italia’, il primo sito italiano indipendente di economia e finanza. Attualmente, si impegna a frenare l’hate speech sui social media, tramite l’associazione ‘StopSocial.it’.

Ciarrocca individua nella vicenda Soros un unico dato incontrovertibile: la narrativa dominante contro il finanziere e miliardario di origini ungheresi viene da destra. E, in particolare, sia in America che in Europa, dalla alt-right, la destra alternativa. Ovvero quei gruppi iper-conservatori mossi da un’ideologia estrema, reazionaria, talvolta di stampo esplicitamente nazi-fascista, che ripudiano la politica dei partiti tradizionali e prosperano grazie a una propaganda fitta e insistente fatta di notizie false disseminate sul web.

Alcuni capisaldi concettuali della destra alternativa, rilanciati da centinaia di blog e siti, sono “sostituzione dei popoli”, “rimpiazzo etnico” o anche ‘piano Kalergi’, cioè la teoria secondo cui esiste  un piano per incentivare l’immigrazione africana e asiatica verso l’Europa al fine di rimpiazzarne le popolazioni.

Ciarrocca sostiene che, nell’attuale sub-cultura globale di internet, che passa dalle pagine di Facebook, Twitter, Instagram e molti altri social, in cui le fonti sono sempre suggestive e di rado verificabili, non è difficile far sì che la leggenda reazionaria e antisemita del nemico pubblico si alimenti. Anzi, tutte le attività che vengono messe in campo per contrastare le fake news finiscono per contribuire ad alimentare e a rafforzare le varie teorie del complotto. Un effetto paradossale quasi impossibile da evitare. A meno che non si corra presto ai ripari con un controllo serio ed efficace delle piattaforme social e del web, presi in ostaggio da una piccola ma aggressiva mafia di minoranze faziose.

Soros, insomma, veste i panni del diavolo laico dei nostri tempi. Il vento dell’anti-globalizzazione e la crescita planetaria delle destre e degli uomini forti  (Trump, Bolsonaro, Netanyahu, Orban, Salvini) soffia forte contro di lui. La sua visione del mondo è progressista, buonista, globalista, favorevole all’immigrazione e alle associazioni filantropiche, alle Ong, per cui va punito. Per assurdo – nota Ciarrocca -, se Soros avesse investito in fabbriche di armi o in aziende chimiche inquinanti, se finanziasse l’Isis o fosse un narcotrafficante, non susciterebbe le stesse reazioni di disprezzo presso la stessa gente.

L’indifferenza uccide, come afferma la senatrice Liliana Segre citata dall’autore. Bisogna allora chiedersi: da dove ha origine tutto questo odio?, perché il filantropo è assurto a simbolo del male assoluto?

Lavinia Giampiccolo