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1954: la Cia in Guatemala, di Francesco Serino

“La vera storia della Repubblica delle Banane. 1954, la Cia in Guatemala”, di Francesco Serino. Mursia, 186 pp, 16 euro.

Francesco Serino, grossetano, 39 anni, laureato in Storia Contemporanea presso l’Università La Sapienza di Roma, è un libraio indipendente. Dopo un romanzo per ragazzi uscito per le Edizioni Sonda (scritto insieme all’attore Massimiliano Varrese) e un saggio sulla scrittura, pubblica il risultato della sua indagine sul primo colpo di stato anticomunista in America Latina, nella prima monografia italiana interamente dedicata all’evento.

Cia - GuatemalaPer farlo, oltre che a un’interessante bibliografia con testi in lingua inglese e spagnola, ha attinto alle migliaia di documenti desecretati del Dipartimento di Stato Usa e della Cia.

Serino ricostruisce con dovizia di particolari questa pagina di storia dimenticata, che va dai prodromi del primo tentativo del ’53, all’attuazione avallata dal presidente Eisenhower nel giugno del 1954, quando, preceduto da un’incredibile campagna mediatica montata dalla United Fruit Company e dal Dipartimento di Stato – sfacciatamente riprodotta perfino nei consessi internazionali dell’Onu e dell’Osa –, con il sostegno finanziario e logistico della Cia, uno sgangherato esercito di poche centinaia di mercenari entrò in Guatemala dall’Honduras e stroncò la resistenza popolare, ponendo fine alla cosiddetta Primavera Democratica e all’esperimento di governo di Jacobo Árbenz.

Accusato di “comunismo” e colpevole di aver promulgato un’importante riforma agraria, la seconda dell’America Latina dopo quella messicana del 1917, Árbenz aveva sfidato apertamente gli interessi della compagnia bananiera di Boston, che oltre al monopolio sulle terre gestiva anche il sistema dei trasporti e delle comunicazioni del Paese.

Dopo quel precedente gli Stati Uniti hanno replicato in successivi interventi la stessa strategia. E ciò rende la storia del colpo di stato in Guatemala di grande attualità. Una storia che ha molto da insegnare sullo strapotere delle multinazionali, sul saccheggio dei Paesi in via di sviluppo, sui diritti dei popoli conculcati in nome del profitto, sul potere della propaganda, sugli intrecci tra interessi privati e ragion di Stato. (red)