Zaki: cittadinanza italiana occasione di riscatto europeo

31 Ott 2021 - Finestra sull'Europa di Studenti FiSE

Se tra i finalisti del premio ‘cittadino europeo 2020/2021’ ci sono anche i promotori della petizione per concedere la cittadinanza italiana onoraria a Patrick Zaki, significa che qualcosa si sta finalmente muovendo a livello europeo per lo studente egiziano dell’Alma Mater di Bologna, anche perché ottenere la cittadinanza italiana comporterebbe automaticamente per lui l’acquisizione di quella europea.

Lanciata il 7 febbraio 2021 – a un anno dalla carcerazione di Zaki – da Station to Station, la petizione ha raggiunto quasi 300.000 firme su Change.org.  L’associazione che l’ha promossa nasce inizialmente con l’obiettivo di tenere viva la memoria storica, commemorando la strage terroristica di Bologna del 2 agosto 1980, ma è poi stata protagonista di altri eventi ed iniziative tra cui la petizione, che le è valsa la finale del premio del Parlamento europeo.

Per la “community di sei amici”, come a loro piace definirsi, il riconoscimento dell’Assemblea di Strasburgo “è un incoraggiamento che ci farà sentire un pezzettino di puzzle all’interno del mosaico che è una vera Unione europea”. 

Il motivo per cui è arrivata in finale è chiaro: l’impegno volto a fare riconoscere la cittadinanza italiana, e quindi europea, a Patrick Zaki. Se l’Unione europea decide di premiare questo impegno, il momento del rilascio di Zaki, quando verrà, sarà un’occasione fondamentale per promuovere i valori europei in maniera decisa: “Il rispetto delle libertà individuali e dello Stato di diritto come anche la lotta contro ogni disuguaglianza per il riconoscimento del diritto alla verità”, dice Brando Benifei, parlamentare europeo, alla cerimonia di conferimento del premio.

Una cerimonia che è il sintomo di chi “ascolta davvero il cittadino italiano e quindi europeo. Questo in primis aiuta noi a essere più forti e a credere di più di poter arrivare a cambiare le cose e ad avere più speranza sicuramente”, afferma Station to Station. Dunque, il Parlamento europeo e più in generale l’Europa hanno raccolto una sfida: quella di “farsi carico dell’importanza del valore dei diritti umani come condizione, come cifra, come firma dell’Europa come continente”.

Ancor di più perché la società è in continuo cambiamento: cambia l’importanza del dissenso, cambia l’importanza di educare e cambia anche quella di conoscere, mischiarsi in un “melting pot che può portare solo ricchezza” e che per questo merita tutela, cioè “di essere curato con attenzione e valorizzato”. Un monito, quello dell’associazione, che ci ricorda che Zaki è egiziano, ma che potrebbe essere chiunque di qualunque Paese: “Potrebbe essere mio fratello, mio figlio, è un cittadino del mondo”.

Salvatore Stuto