– 78: al via la convention (virtuale) dei democratici

17 Ago 2020 - Diario Americano USA 2020 di Giampiero Gramaglia

Si apre, oggi, a Milwaukee, nel Wisconsin, la convention democratica, la prima virtuale, causa epidemia di coronavirus, nella storia dell’Unione: uno sfoggio di compattezza del partito unito dietro il ticket Joe Biden-Kamala Harris, anche se non sono mancate polemiche sulla distribuzione degli interventi.

Alla convention, i democratici arrivano in testa nei sondaggi, che, però, danno indicazioni fra loro contraddittorie. Un rilevamento per conto di Wall Street Journal e Nbc vede Biden avanti di 9 punti su Donald Trump: 50% dei consensi contro 41% (ma il 58% degli elettori di Biden lo appoggia perché vuole votare contro Trump e non perché entusiasta lla sua candidatura).

Invece, secondo un sondaggio della Cnn, il vantaggio di Biden su Trump s’è ridotto a quattro punti, 50 a 46% – il margine di errore del sondaggio è di quattro punti -. Il che basta a Jared Kushner, genero e consigliere di Trump, per mostrarsi ottimista sulle chance di rielezione del presidente: “Siamo messi meglio che nel 2016”, dice, in un’intervista alla Cbs; “Abbiamo un milione e mezzo di volontari sul campo e uno staff retribuito di 1.500 persone”.

Durante la convention democratica, che assicurerà visibilità al suo rivale, Trump non sarà passivo: ha già annunciato che farà comizi in quattro Stati in bilico, cominciando oggi stesso da Minnesota e Wisconsin, per parlare di occupazione ed economia; domani, dopo una mattinata alla Casa Bianca, volerà in Arizona per parlare di sicurezza al confine e immigrazione; giovedì, sarà in Pennsylvania, vicino a Scranton, dov’è nato Biden, e farà un comizio alla stessa ora in cui il rivale farà il discorso di accettazione della nomination democratica.

Ma neppure i democratici resteranno con le mani in mano la prossima settimana, quando si svolgerà la convention repubblicana. Per disposizione della sua speaker Nancy Pelosi, la Camera sospenderà la pausa estiva e riprenderà i lavori per discutere dello Us Postal Service, le poste americane, che Trump sta finanziariamente ‘sabotando’ per compromettere il voto per posta, cui è contrario perché teme che lo danneggi – lui sostiene che sarebbe fonte di brogli -.

E mentre Trump sfrutta le parole di Anthony Fauci, il ‘virologo in capo’ che lo ha spesso criticato, per difendere il voto di persona – “se lo si fa correttamente, seguendo le linee guida, non c’è motivo per non votare di persona” -, i democratici pretendono le dimissioni di Louis DeJoy, il direttore dello Usps, chiamato a testimoniare in Congresso entro fine mese.

La tesi è che DeJoy, “finanziatore della campagna di Trump, ha agito come complice del presidente per falsificare le elezioni con modifiche apportate al servizio postale, per degradarne gli standard e ritardare le consegne”: lo affermano la Pelosi, e il leader dei democratici in Senato Chuck Schumer.

Sotto la guida di DeJoy, lo Usps è diventato più lento e meno affidabile: ritardi e inaffidabilità che rischiano di pesare sul voto, con 180 milioni di elettori in possesso dei requisiti per votare per posta.