– 73: piroetta del direttore dell’Usps DeJoy, il voto per posta sarà garantito

22 Ago 2020 - Diario Americano USA 2020 di Giampiero Gramaglia

Nella ‘terra di nessuno’ tra una convention e l’altra, gli americani scoprono che qualcosa è cambiato nella strategia repubblicana, negli ultimi giorni. E non è chiaro perché. Dopo avere fatto fuoco e fiamme contro il voto per posta, Donald Trump vi si è rassegnato (o convertito): ieri, il direttore dello Usps, il servizio postale degli Stati Uniti, Louis DeJoy, ha garantito al Congresso che schede e voti saranno recapitati per tempo.

DeJoy, nominato dal magnate a maggio, è un grande donatore del partito repubblicano ed è stato responsabile finanziario della convention repubblicana 2020 sino al nuovo incarico. E’ pure finito nel mirino dell’opposizione per conflitti di interesse potenziali, essendo stato a capo di un’azienda che fornisce lo Usps.

Gli americani devono potere votare per corrispondenza, io stesso ho votato così per anni e ne sono un sostenitore”: ha detto al Senato nella sua audizione DeJoy, precisando che sta ancora lavorando ai piani per assicurare il ‘mail-in voting’ e avvertendo che, senza altri fondi, lo Usps finirà i soldi.

Dopo avere segnalato per iscritto alla quasi totalità dei 50 Stati possibili ritardi e disguidi nel voto per posta, DeJoy ora dice: “Voglio assicurare che le Poste sono perfettamente capaci di consegnare le schede elettorali in modo sicuro e tempestivo. Questo sacro dovere è la mia priorità numero uno tra oggi e l’Election Day”.

Chiamato a testimoniare sui timori che i tagli al servizio da lui proposti possano incidere sul voto per corrispondenza, che Trump considera una fonte di brogli, DeJoy ha confermato di avere sospeso tutte le modifiche sino a dopo le elezioni. E ha assicurato che non ha mai discusso con il presidente, con la sua campagna o con la Casa Bianca le modifiche organizzative contestate. E ha pure garantito che lo Usps resterà indipendente, nonostante i suoi forti legami personali con il presidente e il partito repubblicano.

Intanto, Trump dice d’essere pronto a mandare “sceriffi e forze dell’ordine” ai seggi per verificare che non ci siano brogli – non è però chiaro se abbia l’autorità per farlo -. La sua campagna sta reclutando decine di migliaia di volontari per un’operazione di monitoraggio del voto, forse la più ampia mai avvenuta.

Il presidente e il suo vice Mike Pence hanno cercato, nelle ultime ore, di smorzare l’impatto, ancora da misurare, della convention democratica. “In 47 anni, Joe Biden non ha mai fatto nulla delle cose che dice. Non cambierà mai: solo parole!”, twitta Trump. E Pence alla Fox dice: “I democratici sono portatori di una visione che demolirà l’economia e causerà più violenze nelle strade”.

Parlando ieri ad Arlington, Trump ha detto: “I democratici hanno tenuto la convention più buia, arrabbiata e triste della storia americana. Hanno speso quattro giorni di fila ad attaccare l’America come un Paese razzista e orribile che deve essere salvato”, senza parlare “della minaccia della Cina o della sicurezza nelle città da loro amministrate”.

La notte finale della convention democratica, con il discorso si Biden, è stata vista da circa 24,6 milioni di telespettatori: è stata l’audience più alta della settimana, secondo i dati della Nielsen, che, però, non includono quanti hanno seguito l’evento sulle piattaforme online.

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