– 70: il primo giorno della convention repubblicana è a tutto Trump

25 Ago 2020 - Diario Americano USA 2020 di Giampiero Gramaglia

Una convention a misura di ‘The Donald’: formato reality. Se la convention democratica è stata virtuale, formato online, e un inno alla diversità, quella repubblicana vuole essere un po’ meno virtuale, un po’ più televisiva, e più in diretta, più movimentata, più ottimista. Ogni sera, però, serve lo stesso piatto forte: Donald Trump parla tutti i giorni; e ogni giorno c’è almeno un altro Trump.

A casa, dei parenti, restano di sicuro Mary, la nipote, che ha scritto ‘Troppo e mai abbastanza’, e Maryanna, la sorella ex giudice, che sul fratello presidente ha idee chiare, se non positive: un uomo “crudele”, “bugiardo”, “ipocrita”, “senza principi”, che “non legge”.

Dietro la regia, ci sono due producer di The Apprentice, il reality che fece di Trump una star tv (“una presidenza da reality”, “inetta e pericolosa”, ha detto Barack Obama, la settimana scorsa, intervenendo alla convention democratica). Il magnate li ha voluti e ha curato con loro il copione fin nei dettagli: vuole rispondere alle accuse dei democratici, esaltare i suoi successi, picchiare duro sulla Cina – TikTok, intanto, gli fa causa, contro la messa al bando -, insistere sul binomio Law&Order, legge e ordine.

Alla vigilia, il presidente s’è giocato l’annuncio d’una asserita “grande svolta terapeutica” anti-virus per tentare di sottrarsi alle accuse di fallimento nella gestione della pandemia: la FDA, la Food and Drug Administration, l’Agenzia del Farmaco Usa, ha concesso l’autorizzazione all’uso d’emergenza del plasma di soggetti convalescenti nel trattamento anti-coronavirus.

I due producer sono Sadoux Kim, a lungo vice di Mark Burnett, il creatore di The Apprentice, e Chuck LaBella, che si occupava della scelta dei talenti dello spettacolo. Entrambi hanno lavorato anche per il concorso di Miss Universo quando era di proprietà del magnate, il primo anche come giudice delle concorrenti. I due sono consulenti del team organizzatore e – scrive il New York Times, fornendo tutti questi dettagli – sono già stati retribuiti dal partito repubblicano rispettivamente 54 mila e 81 mila dollari. L’obiettivo è battere l’audience democratica: 122 milioni di spettatori in quattro giorni.

Tutto è cominciato ieri a Charlotte in North Carolina, e tutto fa perno sul presidente candidato. Che è anche l’unica star del suo campo, perché i personaggi di una certa statura se ne tengono alla larga: non ci sarà l’unico ex presidente repubblicano vivente, George Bush, e non ci sarà l’unico altro candidato repubblicano alla Casa Bianca vivente, Mitt Romney.

Rompendo il protocollo secondo cui il candidato fa una apparizione mondana a inizio kermesse, intervenendo solo alla conclusione per il discorso di accettazione della nomination, Trump vuole parlare sempre. Ieri, accolto da un’ovazione, è stato a Charlotte, insieme al suo vice Mike Pence, per salutare i 336 delegati protagonisti del ‘roll call’, cioè la chiamata Stato per Stato per attribuirgli la nomination.

Di cattivo auspicio, però, la nascita, in coincidenza con l’avvio d’un evento senza contraddittorio, dei Repubblicani per Biden, un gruppo di ex senatori e deputati repubblicani ostili al magnate.

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