“Uniti fuori dalle tenebre”: la promessa di Biden alla convention dem

21 Ago 2020 - Diario Americano USA 2020 di Giampiero Gramaglia

“Uniti possiamo e riusciremo a superare questa stagione di tenebre”: con l’impegno a rimettere insieme una nazione divisa, Joe Biden ha accettato la nomination a candidato democratico alla Casa Bianca. La chiusura della convention democratica non è stata né spettacolare né trascinante: Biden ha fatto il discorso più importante della sua carriera politica di fronte a una sala semi-vuota, senza le acclamazioni dei delegati, i boati del pubblico, i palloncini e i coriandoli rossi, blu e bianchi.

La convention s’è formalmente svolta a Milwaukee, nel Wisconsin, ma di fatto è stata virtuale. Vedremo se la prossima settimana i repubblicani sapranno fare scenograficamente e mediaticamente meglio.

La scena era anomala, ma il compito – notano gli analisti politici – era familiare a Biden: trovare una posizione di equilibrio tra l’ala sinistra del suo partito, sempre più forte e vocale, e i moderati, compresi quegli elettori repubblicani che cercano un’alternativa loro accettabile alla figura divisiva di Donald Trump.

Giovanni Russonello, sul New York Times, scrive: “Questa è tutta la carriera politica di Biden”, trovare una posizione di equilibrio. 48 anni dopo la sua prima campagna per il Senato – fu eletto senatore del Delaware a 31 anni – e 33 anni dopo il suo primo tentativo di ottenere la nomination, “Biden, che ha passato in Senato 36 anni, sei mandati, è ben noto come mediatore e prammatico, uno che sa più sfruttare il vento che andare contro vento”.

È più difficile, per lui, apparire fermo, solido, energico, l’uomo giusto per momenti difficili. Però, la chiave della sua campagna – come dice bene il suo slogan ‘Build Back Better’ – è sapere fare meglio del suo predecessore, non essere il migliore.

Biden dice che “è tempo di mettere la Nazione su una nuova strada”, accusa Trump di essere portatore “di troppi rabbia e odio”, assicura che la sua priorità da presidente sarà l’epidemia, fa l’elogio della sua vice Kamala Harris (“una voce potente di questa campagna”) ed esprime l’orgoglio di essere stato il vice di Barack Obama “un grande presidente”.

Nella serata finale, presentata dall’attrice Julia Louis-Dreyfuss, hanno parlato Michael Bloomberg (“Mettiamo fine a un triste capitolo della nostra storia”), Cory Booker (“Trump mente e ha fallito”), Tammy Duckworth (“Con Biden e Harris, una Nazione che costruisce”), Andrew Yang (“Siamo in un buco nero: diamo una possibilità al Paese”), Pete Buttigieg (“Con Biden e Harris, un futuro migliore”), la sindaca di Atlanta Keisha Lance Bottoms (“Abbiamo protestato, adesso votiamo!”). E Bernie Sanders in televisione parla di Biden come del “presidente più progressista” dopo Franklyn D. Roosevelt.

Al termine del discorso, Joe viene raggiunto sul palco dalla moglie Jill, che l’abbraccia e lo stringe. Poi arrivano la vice designata, Kamala Harris, col marito Douglas Emhoff. Fuori dal convention center di Wilmington, dove ha parlato, Joe, che tiene per mano Jill, è accolto da un ‘bagno di folla’ a misura di epidemia: fuochi d’artificio e bandiere, distanze sociali e mascherine, un po’ di gente che – in modalità drive-in – ha seguito la convention sui maxi schermi.

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