Ue con Onu e Libano: verso la rinascita del porto di Beirut

10 Apr 2021 - Finestra sull'Europa di Studenti FiSE

L’Unione europea, con il Governo del Libano e le Nazioni Unite, ha presieduto il 31 marzo scorso il primo Meeting del Gruppo consultivo per la ricostruzione del Porto di Beirut e dei quartieri limitrofi, distrutti il 4 agosto 2020 da un’esplosione costata la vita a più di 200 persone. A partire dal Reform, Recovery and Reconstruction Framework, le linee guida stabilite nel dicembre 2020 da Governo libanese, Onu, Ue e Banca mondiale, il Meeting ha stilato una lista di priorità necessarie alla ricostruzione e all’assistenza umanitaria alla popolazione.

Finestra sull’Europa ha chiesto al vice-capo delegazione Ue in Libano, Martin Lassen Skylv, un commento sulle prospettive della ricostruzione e sul ruolo dell’Unione europea in questo difficile passaggio per il Governo libanese, dimessosi all’indomani del disastro, in un Paese fiaccato da crisi economica, svalutazione monetaria e pandemia.

“L’esplosione al porto, oltre alla perdita di vite umane, ha provocato migliaia di feriti e privato altrettante persone di una casa sicura in cui vivere”, dice Skylv. “La rabbia per l’accaduto e la frustrazione per le mancate indagini sulle cause del disastro sono tuttora molto vive. Un piano efficace di ripresa necessita di misure essenziali per affrontare i bisogni urgenti della parte più vulnerabile della popolazione e della piccola impresa, pesantemente coinvolte dall’esplosione. La ricostruzione farà in larga parte affidamento su adeguati finanziamenti internazionali, ma sono necessarie misure istituzionali atte ad attrarre investimenti per risorse cruciali quali servizi e infrastrutture”.

Infatti, sottolinea il vice-capo delegazione Ue, “il potenziamento della governance istituzionale e le riforme socio-economiche sono prerequisiti essenziali per mobilitare il supporto internazionale e sbloccare finanziamenti pubblici e privati. In ciò il ruolo dell’Ue è quello di supportare lo Stato libanese senza sostituirsi ad esso, sostenere pratiche di buon governo e incoraggiare il Paese a realizzare le necessarie riforme politiche, economiche e sociali, per acquisire credibilità istituzionale”.

Alla luce di queste dichiarazioni, c’è da augurarsi, com’è stato auspicato al Meeting, che a breve sia formato un nuovo Governo, in grado di condurre indagini sulle cause dell’esplosione, adottare norme anticorruzione e rendere operative le riforme economiche, sociali e finanziarie previste dal Framework per la ricostruzione del Porto di Beirut.

Elisa Gestri