Ue/Italia: prove di sostenibile resilienza

24 Nov 2019 - Dal blog Finestra sull'Europa di Studenti FiSE

Siamo già in ritardo, ma (forse) non è ancora tutto perduto. “Non possiamo più sostenere un modello di sviluppo che non sia sostenibile” ha detto Ferdinando Nelli Feroci, presidente dell’Istituto Affari Internazionali, con un gioco di parole che rivela l’ambizione a un cambiamento di rotta radicale. Dopo la svolta della nuova Commissione europea, che ha fatto del Green New Deal il trade mark del suo programma, anche la recente legge di bilancio italiana prevede ingenti somme destinate al sostegno ad imprese e progetti ecosostenibili. Durante un evento a Roma organizzato dallo IAI e dal WWF Italia, il sotto-segretario al MiSE Alessandra Todde ha confermato i 4,24 miliardi inseriti in bilancio (2020-2024) destinati ai progetti di riconversione energetica per la de-carbonizzazione dell’economia italiana, che dovrebbe realizzarsi entro il 2050.

La vera sfida è quella della transizione: la fase di passaggio dall’attuale sistema economico a un modello di sviluppo sostenibile. Una transizione equa e giusta – questo il titolo dell’iniziativa – implica però la capacità strategica di affrontare il cambiamento del sistema economico tenendo in considerazione l’impatto sociale che ne conseguirebbe. La riqualificazione del settore industriale, in favore della green economy, non è possibile senza strumenti di supporto al reddito e al lavoro che assicurino ai lavoratori la formazione ai nuovi sistemi produttivi, come messo in evidenza dalla vice-segretaria della Cgil Gianna Fracassi durante la discussione. “Bisogna costruire un processo democratico che determini una maggiore consapevolezza negli stakeholder che dovranno affrontare la transizione, altrimenti si rischia di costruire un futuro senza chi quel futuro dovrà viverlo” ha sottolineato. Appare dunque evidente come la costruzione di un modello economico sostenibile non sia possibile senza un approccio olistico che preveda anche nuove politiche sociali.

Sebbene la transizione rappresenti un banco di prova e vada affrontata in maniera coerente e ordinata su più livelli, va letta come una grande opportunità per l’Italia: abbinando gli obiettivi ambientali a quelli di crescita e sviluppo si possono raggiungere risultati concreti. Come ha sottolineato Enrico Giovannini, portavoce dell’ASviS (Alleanza italiana per lo Sviluppo sostenibile), la riconversione del settore produttivo potrebbe rappresentare la soluzione allo stallo post-crisi che l’economia sta vivendo. Secondo il rapporto Istat 2019, i prodotti sostenibili fanno crescere l’efficienza dal 5 al 15% e la capacità produttiva aumenta con il crescere della sostenibilità ambientale e sociale delle aziende. Un paradosso non indifferente quello del settore industriale, che passa dall’essere principale causa dell’impatto ambientale, a principale driver dello sviluppo sostenibile.

Alice Recine