Ue/Italia: fondi, Umbria, ricostruzione post terremoto

29 Lug 2020 - Finestra sull'Europa di Studenti FiSE

Quali dei fondi europei interessano l’Umbria, per la ricostruzione post-terremoto? Il Fondo sociale (Fse); il Fondo europeo agricolo per lo Sviluppo rurale (Feasr), che vuole stimolare la competitività del settore agricolo garantendo una gestione sostenibile delle risorse naturali e realizzare uno sviluppo territoriale che sia in grado di creare nell’ambito posti di lavoro e difenderli; il Fondo di sviluppo regionale (Fesr), che ha l’obiettivo di consolidare la coesione economica e sociale tra i Paesi membri.

Gli investimenti del Fesr riguardano aree prioritarie chiave individuate, quali innovazione e ricerca, agenda digitale, sostegno alle piccole e medie imprese, sviluppo a basse emissioni di carbonio. La Regione Umbria vi attinge per realizzare quanto necessario. Ma basta un rapido sguardo ai dati, aggiornati in tempo reale, per rendersi conto che per la totalità delle aree di competenza del fondo, neanche il 40% della dotazione finanziaria complessiva (oltre 412 milioni di euro) risulta impiegata.

Sono 1383 i  progetti attivi, di cui, dato positivo, più di 700 a favore della competitività delle miI. Positivo perché si tratta di un valido supporto collaterale alle imprese che hanno subito un rallentamento a causa del terremoto. Ciò che emerge però è che nonostante nel 2017 la Commissione europea abbia messo a disposizione un’ulteriore somma per la prevenzione sismica e il sostegno alla ripresa dei territori colpiti dal terremoto”, alla fine del periodo di programmazione del Fesr solo 3.885.000 euro su 56 milioni sono stati effettivamente utilizzati per i fini preposti.

Buoni gli intenti europei, ma nei fatti il Piano Operativo Regionale (Por) ha preposto solo due bandi  per coloro, pubblici e privati, che avessero sentito la necessità di usufruire della mano tesa dell’Ue. Scaduto il bando riguardante l’edilizia scolastica di cui hanno beneficiato il comune di Narni e quello di Perugia, con solo una decina di operazioni allattivo. Non pervenuti purtroppo i progetti a favore del settore turistico e della valorizzazione dell’offerta territoriale.

Si tratta dell’ennesima occasione sprecata, per la regione che vive di turismo naturalistico e religioso: in aggiunta ad un percorso burocratico già di per sé complesso, difficile dare la colpa ad un’Unione Europea che dimostra di esserci stata.

Restano quindi da attribuire le restanti responsabilità, tra incapacità di proporsi e una volontà latente degli organi preposti a comunicare certe opportunità alla cittadinanza.

Erica Bono