Ue/Italia: Fondi per spingere lo sviluppo regionale

19 Giu 2020 - Finestra sull'Europa di Studenti FiSE

La presenza dell’Ue sul territorio italiano si palesa anche attraverso i Fondi strutturali e d’investimento europei. Nell’arco del settennato 2014-2020, ammonta a oltre 75 miliardi di euro l’investimento complessivo destinato ai programmi di sviluppo in Italia, 30 di origine nazionale e oltre 44 messi a disposizione dall’Ue.

Con questa considerevole somma, l’Italia si posiziona al secondo posto nel panorama Ue degli investimenti strutturali a favore dei Paesi membri, pianificati con la Commissione europea nel periodo 2014-2020. Davanti all’Italia, solo la Polonia, che ha il merito di utilizzare quasi il 100% dei fonti disponibili grazie a un ventaglio di programmi che supera ogni nostra capacità di spesa.

Sono cinque  i tipi di fondi nei quali gli interventi eurtopei vengono suddivisi: Fesr, Fse, Fc, Feasr, Feamp; per alcuni è prevista una gestione in partenariato, per altri l’amministrazione è di competenza quasi totalmente regionale.  È il caso del Fesr e del Fse, rispettivamente Fondo  europeo di sviluppo regionale e Fondo sociale europeo, i cui ambiti di applicazione spaziano dall’occupazione alle infrastrutture.

Lazio, Umbria, Sicilia Sardegna e Basilicata sono solo alcune delle regioni che ne hanno beneficiato – ci sono pure in particolare Campania, Puglia, Calabria -. Diverse le priorità per ciascuna realtà, diverso il Piano operativo regionale (Por) in cui i fondi sono stati organizzati: dall’agenda digitale che vuole migliorare il settore della sanità e dell’economia sostenibile in provincia di Roma all’azione di promozione artistico-culturale che accomuna Lazio, Sicilia e Basilicata; dagli investimenti nel campo dell’istruzione contro l’abbandono scolastico della Sardegna alla ricostruzione post-sisma in Umbria.

E se in alcune regioni l’Ue si manifesta e raggiunge gli obiettivi prefissati grazie alle sapienti mani delle Amministrazioni locali, all’inventiva e all’intraprendenza della popolazione, in altre la presenza dei fondi nelle casse regionali può non corrispondere ad un utilizzo degli stessi conforme agli auspici e ai bisogni del territorio.

Erica Bono