Ue, coronavirus, coronabond e Mes, ‘What a mess’

7 Apr 2020 - Finestra sull'Europa di Studenti FiSE

La diffusione del coronavirus in Europa porta a evocare l’intervento del Mes, il cosiddetto ‘fondo salva Stati’, che però nasce per rispondere a crisi finanziarie e pone dure condizioni che risultano inadatte all’attuale emergenza sanitaria e vanno quindi adattate.

Che cos’è il Mes e chi lo finanzia
Il Mes, Meccanismo europeo di Stabilità, viene istituito da un Trattato parallelo a quelli Ue e con un capitale di 700 miliardi di euro versato in proporzione dagli Stati membri: la Germania con il 27% è il primo contributore; l’Italia lo finanzia per il 18%. Il Mes concede prestiti ai Paesi in difficoltà – lo ha fatto con la Grecia (61,9 miliardi di euro), Cipro (6,3 miliardi) e la Spagna (41,3 miliardi) –, ma impone dure condizioni. Il Paese che ottiene i prestiti deve firmare un memorandum d’intesa (MoU) che definisce quali tagli al debito pubblico e riforme strutturali s’impegna ad attuare. Il Mes delibera a maggioranza dei voti dei Paesi aderenti, lavora con la Bce e con la Commissione europea che negozia sul MoU con il paese coinvolto.

Com’è nato il Mes
La sua storia ebbe inizio nel 2010-2011 quando alcuni Paesi Ue si trovarono sull’orlo del tracollo finanziario. Ci si era scontrati con l’art. 123 dei Trattati che vieta agli Stati membri (e alla Bce) di aiutare i Paesi Ue in difficoltà: gli Stati non devono indebitarsi nella convinzione che altri Paesi li salveranno. In quegli anni però la crisi economica stringeva in una morsa il vecchio continente. Da qui l’aggiramento dell’art. 123 con un fondo temporaneo che divenne permanente, il Mes, istituito dietro forte richiesta dell’Italia che rischiava di sprofondare nel debito pubblico e di non riuscire più a pagare i propri creditori.

Cosa sono i Coronabond
Sostenendo l’inadeguatezza del Mes per rispondere all’emergenza attuale, l’Italia e alcuni altri Paesi – Francia, Spagna, Portogallo, Belgio, Lussemburgo, Irlanda, Slovenia e Grecia – hanno chiesto al Consiglio europeo di valutare l’attivazione dei cosiddetti Coronabond: titoli di debito emessi dal Mes in cambio di liquidità, che, essendo garantiti dall’insieme dei Paesi membri, potrebbero essere emessi in quantità maggiori e con un tasso di interesse minore rispetto ai titoli dei singoli paesi. Oppongono resistenze, fra gli altri, Germania, Austria, Olanda e Finlandia, che, essendo più rigorose nella gestione dei conti pubblici, sono contrariate alla condivisione del debito con Paesi meno virtuosi.

Virginia Benedetti e Noemi D’Altri