Ue: copyright, la fatica di Sisifo

25 Apr 2019 - Dal blog Finestra sull'Europa di Studenti FiSE

Il Parlamento europeo il 26 marzo e il Consiglio dei Ministri dell’Ue il 15 aprile hanno approvato la nuova direttiva europea per la protezione del diritto d’autore. L’obiettivo principale del provvedimento è di aggiornare il complesso di norme comunitarie sul tema, immutato dal 2001 (direttiva 2001/29/CE). Il percorso verso l’approvazione è stato caratterizzato da un’intensa attività di lobbying operata dalle grandi piattaforme digitali, ritenuti i soggetti più colpiti dalle nuove disposizioni comunitarie.

Sono gli art. 15 e 17 della direttiva quelli che regolano il rapporto fra ‘giganti digitali’ e mondo dell’informazione, con la prospettiva di ridefinire il rapporto tra queste due entità. Analizzare i futuri effetti della direttiva europea è il tema dell’intervista con Francesco Posteraro, commissario di Agcom in carica dal luglio 2012.

A suo giudizio, nella nuova direttiva sul diritto d’autore prevalgono gli aspetti positivi o negativi
Prevalgono sicuramente gli aspetti positivi. In primo luogo per questioni di carattere politico. Le istituzioni europee, resistendo alla più massiccia operazione di lobbying che si ricordi, hanno dimostrato di tenere più conto dei diritti di chi produce contenuti che degli interessi di chi quei contenuti sfrutta per proprio profitto. I presunti aspetti negativi, quali l’accusa di aver introdotto una ‘Link Tax’ (Art. 15) e un ‘bavaglio alla rete’ (Art. 17) sono a mio avviso privi di fondamento.»

Cosa dice a chi vede nella direttiva un ‘attentato’ alla libertà d’espressione e di stampa online?
L’Art.15 si basa sul riconoscimento di un’equa remunerazione degli editori per lo sfruttamento online di contenuti da essi editi. L’Art. 17 invece limita gli effetti dell’esonero di responsabilità delle piattaforme digitali risalente alla direttiva sul commercio elettronico del 2000, quando il ruolo delle piattaforme non era assolutamente paragonabile a quello molto più incisivo che svolgono oggi. Il vero ‘attentato’ alla libertà non è costituito da queste norme, ma dallo strapotere di alcuni operatori che hanno dato a tutti i mercati digitali un assetto fortemente oligopolistico.

Questa direttiva è davvero un passo rilevante verso la creazione del Mercato unico digitale?
La direttiva è un notevole progresso verso il raggiungimento degli obiettivi posti dalla Commissione europea nel 2015 in materia di copyright. Permangono tuttavia alcuni ostacoli verso la creazione di un Mercato unico digitale. Mi riferisco, in particolare, al persistente ancoraggio della normativa europea al principio del paese d’origine per quanto riguarda il regime giuridico da rispettare. Questo comporta una mancanza di armonizzazione, negando alla radice un altro principio fondamentale come quello della libera concorrenza.

Nella proverbiale fatica di Sisifo della regolazione del mercato unico digitale, l’approvazione della direttiva era necessaria e non poteva essere rimandata. C’è tempo due anni perché ogni Stato membro adegui la propria normativa nazionale, ma sono state poste basi concrete per limitare lo strapotere delle grandi piattaforme. La strada è tracciata, anche se rimangono ampi spazi per ulteriori miglioramenti.

Adriano Maggi – Alice Recine