L’arbitro di squilibri e futuro eco-sociale

16 Mar 2018 - Dal blog Finestra sull'Europa di Studenti FiSE

Mentre in Italia Di Maio e Salvini si contendono la guida del Governo, gratificati dai complimenti ricevuti da parte dei Paesi anti-Ue, la Commissione europea va dritta per la sua strada e, dopo soli due giorni dal verdetto elettorale, pubblica i risultati della sua analisi sulla situazione economica e sociale degli Stati membri. Chissà se i due se ne sono accorti, visto che proprio la ‘loro’ Italia – insieme alla Croazia e a Cipro – presenta squilibri economici eccessivi a livello macroeconomico. Probabilmente, nell’euforia del momento, hanno preso sotto gamba le raccomandazioni dell’Ue sui progressi da fare entro la fine dell’anno. Poi, Bruxelles non è certo a due passi da ogni Stato membro. Troppi chilometri, loro sono pure contrari all’Unione: perché sforzarsi?

I dati pubblicati il 7 marzo dicono che nessun Paese ha rispettato nei tempi previsti le raccomandazioni della Commissione contenute nel Pacchetto d’Inverno del semestre europeo.

Pierre Moscovici, commissario responsabile per gli Affari economici e finanziari, ha dichiarato che “in 11 Paesi dell’Ue – su 12 presi in esame – sono ancora presenti squilibri macroeconomici, che li rendono vulnerabili in caso di shock”: Croazia, Cipro e Italia presentano squilibri economici eccessivi; Bulgaria, Francia, Germania, Irlanda, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna e Svezia presentano squilibri economici. Tuttavia, per Bulgaria, Francia e Portogallo c’è un miglioramento rispetto ai risultati dell’anno scorso, ma sono necessari ulteriori sforzi per correggerli del tutto. La Slovenia è la sola ad avere abbattuto completamente gli squilibri.

Che fare? La Commissione attuerà un monitoraggio specifico, creando un dialogo diretto con le autorità nazionali dei Paesi che hanno bisogno di una guida per rimettersi in pari. Sempre che qualcuno non decida di continuare a fare finta di nulla.

Per quanto riguarda l’Europa sociale, l’Unione ha mantenuto la promessa di attuare il cosiddetto ‘pilastro europeo dei diritti sociali’: 20 principi e diritti fondamentali per sostenere il buon funzionamento e l’equità sia dei mercati del lavoro sia dei sistemi di protezione sociale. Detto, fatto. Nelle intenzioni, sembra essere perfetto; ma, nonostante i buoni propositi, ci sono dei contro.

Rispetto al lavoro, per esempio, i dati mostrano che la disoccupazione è diminuita e i posti di lavoro sono in aumento costante. Ma che rischi corrono i lavoratori di domani? Quanta sicurezza avranno? Aumenterà anche il precariato? Rimarrà uno iato tra lavoro e vita privata? Guardando ai fatti, la realtà pare diversa dalle statistiche: sono in aumento stress, malattie psichiche e fisiche dei lavoratori.

Quindi, anche se l’Ue si sta impegnando, il futuro resta un punto interrogativo e, forse, nemmeno l’arbitro più fiscale e attento riuscirà a beccarlo in fuorigioco.

Carmen Baffi